L’ortodonzia intercettiva ha il fine di riconoscere le disgnazie e/o malocclusioni dentali in soggetti nei primi 3‐5 anni di vita in modo da intervenire in maniera più tempestiva possibile al fine di evitare la loro progressione verso forme più gravi e complicate, nonché alla prevenzione delle problematiche secondarie che esse possono essere determinate quali le problematiche posturali discendenti.
Il trattamento intercettivo quindi avrà tanto più senso quanto più precocemente verrà diagnosticato il problema e pianificato l’iter terapeutico: solitamente si tratta di piccoli pazienti in dentizione decidua o mista, in fase cioè di “crescita attiva”.
Il potenziale di crescita è la materia prima più importante di cui dispone l’ortodontista poiché intervenendo prima che esse sia conclusa è possibile raggiungere condizioni anatomiche e funzionali tali da permettere ai successivi processi di sviluppo cranio‐facciale di continuare a svolgersi in maniera normale.
Per questi motivi l’obiettivo finale del trattamento non sempre è quello di giungere a una risoluzione completa del caso, ma a volte conseguire un risultato parziale è sufficiente a stabilire i presupposti per l’estrinsecarsi di una crescita armonica.
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mercoledì 17 ottobre 2012
martedì 11 settembre 2012
MAL DI TESTA: E SE DIPENDESSE DAI DENTI?
Vi state chiedendo da cosa dipenda quel terribile mal di testa che vi attanaglia da giorni?
Un male fastidioso, che rende più difficili anche le più normali attività quotidiane di lavoro, studio, sport, lavori di casa, insomma, la normale routine
Ebbene, spesso le cause di questo terribile fastidio, che è una patologia molto seria ed articolata, possono derivare anche da problemi ai denti.
Mal di testa , dolore cervicale, affaticamento dei muscoli di testa e collo. Queste sono alcune delle situazioni in cui i denti possono essere responsabili. Spesso le cause principali sono le malocclusioni, ovvero denti mal allineati, con morsi inversi (al contrario), o semplicemente le forze masticatorie che non riescono ad essere dissipate sull’asse dei denti ed i tessuti circostanti, ma si concentrano a livello dell’articolazione.
Anche le classiche otturazioni, se mal eseguite, o le protesi mal confezionate possono essere responsabili di malocclusioni scatenando circoli viziosi di masticazione, che spesso portano a problemi. Parafunzioni come bruxismo (digrignamento dei denti) e serramento possono causare questi sintomi. I pazienti con parafunzioni negli anni consumano le superfici masticatorie dei denti in maniera anomala e precoce. Questo causa una perdita di dimensione tra le due arcate.
Tali problematiche si possono far sentire anche sul menisco temporomandibolare, che gioca un ruolo importante nell’ammortizzare le superfici ossee dell’articolazione. Le patologie più comuni del menisco sono la sua perforazione ed il suo dislocamento che può produrre il classico rumore articolare vicino all’orecchio di scroscio (clik clak o sensazione di sabbia). A volte la lussazione è così grave che il paziente, durante grandi aperture della bocca, come ad esempio uno sbadiglio, può sperimentare la spiacevole situazione di restare a bocca aperta.
Ecco dunque che la causa di un “semplice” mal di testa può essere scoperta dal dentista, durante un controllo di routine. Che fare allora? Giocare d’anticipo, è questa la strategia giusta. Una visita dal proprio dentista di fiducia, oltre che una corretta regola per la propria igiene orale e per la salute della bocca, diventa anche un momento importante per il benessere del nostro corpo.
Fonte: Ufficio stampa Health Design 2008 dal sito http://www.dentisti-italia.it
Ebbene, spesso le cause di questo terribile fastidio, che è una patologia molto seria ed articolata, possono derivare anche da problemi ai denti.
Mal di testa , dolore cervicale, affaticamento dei muscoli di testa e collo. Queste sono alcune delle situazioni in cui i denti possono essere responsabili. Spesso le cause principali sono le malocclusioni, ovvero denti mal allineati, con morsi inversi (al contrario), o semplicemente le forze masticatorie che non riescono ad essere dissipate sull’asse dei denti ed i tessuti circostanti, ma si concentrano a livello dell’articolazione.
Anche le classiche otturazioni, se mal eseguite, o le protesi mal confezionate possono essere responsabili di malocclusioni scatenando circoli viziosi di masticazione, che spesso portano a problemi. Parafunzioni come bruxismo (digrignamento dei denti) e serramento possono causare questi sintomi. I pazienti con parafunzioni negli anni consumano le superfici masticatorie dei denti in maniera anomala e precoce. Questo causa una perdita di dimensione tra le due arcate.
Tali problematiche si possono far sentire anche sul menisco temporomandibolare, che gioca un ruolo importante nell’ammortizzare le superfici ossee dell’articolazione. Le patologie più comuni del menisco sono la sua perforazione ed il suo dislocamento che può produrre il classico rumore articolare vicino all’orecchio di scroscio (clik clak o sensazione di sabbia). A volte la lussazione è così grave che il paziente, durante grandi aperture della bocca, come ad esempio uno sbadiglio, può sperimentare la spiacevole situazione di restare a bocca aperta.
Ecco dunque che la causa di un “semplice” mal di testa può essere scoperta dal dentista, durante un controllo di routine. Che fare allora? Giocare d’anticipo, è questa la strategia giusta. Una visita dal proprio dentista di fiducia, oltre che una corretta regola per la propria igiene orale e per la salute della bocca, diventa anche un momento importante per il benessere del nostro corpo.
Fonte: Ufficio stampa Health Design 2008 dal sito http://www.dentisti-italia.it
giovedì 15 settembre 2011
Problemi vertebrali, scoliosi: andiamo dal dentista!
Nel caso di una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare Discendente, l'Odontoiatra indirettamente puo' concorrere con le sole terapie gnatologiche a ridurre o risolvere i sovraccarichi o le deviazioni posturali della colonna vertebrale .
Fin dalla più tenera età possono presentarsi cause con eziopatogenesi posturale, che esibiscono la potenzialità di generare delle Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari, che in questo specifico caso vengono definite “Ascendenti“. A queste concorrono causalmente -con alto indice statistico- tutte quelle condizioni di cattiva postura, che possiamo notare frequentemente nei nostri bambini, in cui la colonna vertebrale e tutta la muscolatura del dispositivo assile posturale, vengono deviate rispetto alla norma e sottoposte a continui fattori tensivi.
Queste condizioni, soprattutto in età di crescita, rappresentano un fattore notevolmente modificante, sul corretto sviluppo del dispositivo posturale e distretto cranio-cervico-mandibolare.
Le cause che possono comportare una turba posturale del bambino, sono numerose.
Un precoce inizio della deambulazione, può comportare deviazioni dell’arco plantare, cioè quella curva fisiologica che ha il piede, per garantire un carico equilibrato e ben distribuito di tutto il peso corporeo in stazione eretta.
Lo stesso vale per le dismetrie degli arti inferiori che possono insorgere in età infantile o adolescenziale a seguito, per esempio, di fratture degli arti inferiori soprattutto se curate con lunghi periodi di contenzione con gesso.
Qualunque evento che influisca negativamente sulla postura e sull’appoggio plantare, comporterà un asimmetrico tensionamento dei muscoli di un lato del corpo rispetto al controlaterale, dando luogo nel tempo, e soprattutto con il permanere dei fattori causali non corretti, ad uno squilibrio posturale dei distretti superiori.
La prima importante stazione posturale che può venire interessata nel caso di una dismetria degli arti inferiori o di un’alterazione dell’arco plantare del giovane Paziente è il bacino. Esso può presentarsi asimmetrico o spazialmente mal posizionato (squilibrio della linea bi-spino iliaca). Questo evento parafunzionale o disfunzionale, può coinvolgere anche la colonna vertebrale che, con una curva di compenso, può annullare o ridurre nei distretti più alti gli squilibri esistenti nei distretti inferiori.
Questo compenso però può avvenire in maniera eccessiva, compensando lo squilibrio, ma generando un ipercompenso, che diverrà causa di un nuovo scompenso posturale del dispositivo osseo e muscolare posto a monte del distretto pregressamente interessato. Tali effetti possono trasmettersi sempre più in alto, fino a coinvolgere il cingolo scapolare, che è un’altra stazione intermedia, ove possono compensarsi od esaurirsi squilibri ascendenti a partenza dalle porzioni più inferiori del sistema posturale.
Successivamente, verrà interessato il distretto cranio - cervico - mandibolare, che è quello di nostra competenza specialistica.
E’ cosi che si genera una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare Ascendente, cioè quel tipo di patologia disfunzionale, che ha come causa etiologica uno squilibrio posturale, che può presentarsi -come già detto- a causa di una alterazione dell’arco plantare, una dismetria degli arti, degli squilibri vertebrali con cifosi, lordosi, scoliosi patologiche, così frequenti nei giovani d’oggi, fino a manifestarsi con un sovraccarico disfunzionale delle strutture osteo-mio-articolari del distretto cranio - cervico - mandibolare, con la relativa polisintomatologia specifica.
Oggi tanti vizi di postura si notano in ragazzi o adolescenti, che frequentemente sia nello studio che nel tempo libero ed in varie altre occasioni di vita, assumono posizioni viziate, errate e non fisiologiche.
Il motivo per cui le deviazioni del “dispositivo assile” -di cui arti inferiori, bacino e colonna vertebrale fanno parte - si trasmettono al distretto cranio-mandibolare causando anche disfunzioni delle articolazioni temporo-mandibolari, è dovuto al fatto che tutte le ossa sono “immerse” in masse muscolari. Nel caso in cui un segmento osseo sia deviato, i segmenti a monte vengono tensionati dalle masse muscolari, come farebbero degli elastici in tensione, causando sui segmenti ossei a monte ulteriori tensionamenti e interessando, in ultima analisi, anche la mandibola, che è collegata indirettamente alla colonna vertebrale tramite alcuni muscoli che la ancorano al cranio, all’osso joide, etc.
Quindi, nel caso di una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari (A.T.M.),-che rappresenta una delle forme di Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare (D.C.C.M.) , -se è provata una caratteristica “ascendente”-, pur essendo presenti tutti i sintomi classici della disfunzione in oggetto: limitazione di apertura della bocca, rumori articolari , cefalea, cervicalgia, capogiri, acufeni, abbassamento dell’udito, etc.), l’intervento iniziale non dovrà essere Gnatologico, ma prettamente Ortopedico-Fisiatrico, cioè finalizzato alla soluzione delle cause etiopatogenetiche, onde evitare delle recidive. Solo successivamente a questo primo momento terapeutico, andrà effettuata una rivalutazione Gnatologica, finalizzata ad effettuare eventuali ulteriori interventi terapeutici specifici.
La Terapia, come in qualsivoglia branca medica, và sempre effettuata dopo la identificazione della causa (o le cause) di una patologia ed è finalizzata a curare la causa (o le cause) e non gli effetti!
Ma si può verificare anche l’evento opposto, cioè che una scoliosi, una cifosi o una lordosi patologiche, possano essere ricollegabili etiopatogeneticamente ad una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari con caretteristica “discendente”, in cui la“disfunzione delle A.T.M.”, per il solito coinvolgimento e tensionamento muscolare di cui già si è già parlato, possa coinvolgere i distretti vertebrali sottostanti. Ciò può avvenire soprattutto in età giovanile e può causare deviazioni della colonna vetebrale, che non devono essere trattate dall’Ortopedico o dal Fisiatra, perché darebbero sicuramente una recidiva, in quanto non verrebbe annullata la causa. In questi casi, l’intervento può essere condotto solo da uno Gnatologo Clinico, dopo una diagnosi specifica. Tale intervento durante l’itinerario terapeurico indirettamente correggerà ( in soggetti giovani ), anche le deviazioni esistenti nella colonna vertebrale. La “diagnostica differenziale” in questi casi, rappresenta un elemento diagnostico di fondamentale importanza. Ciò permette di evitare, soprattutto in età giovanile, inutili trattamenti terapeutici “non mirati”, con alto indice di recidiva.
La Intercettazione Diagnostica di questi Casi Clinici è deputata non solo agli Odontoiatri ed ai Gnatologi Clinici, ma anche agli Ortopedici ed ai Fisiatri, nonché ai Pediatri ed ai Medici di Base.

http://www.dentisti-italia.it Dott. S. Audino Palermo (PA)
Fin dalla più tenera età possono presentarsi cause con eziopatogenesi posturale, che esibiscono la potenzialità di generare delle Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari, che in questo specifico caso vengono definite “Ascendenti“. A queste concorrono causalmente -con alto indice statistico- tutte quelle condizioni di cattiva postura, che possiamo notare frequentemente nei nostri bambini, in cui la colonna vertebrale e tutta la muscolatura del dispositivo assile posturale, vengono deviate rispetto alla norma e sottoposte a continui fattori tensivi.
Queste condizioni, soprattutto in età di crescita, rappresentano un fattore notevolmente modificante, sul corretto sviluppo del dispositivo posturale e distretto cranio-cervico-mandibolare.
Le cause che possono comportare una turba posturale del bambino, sono numerose.
Un precoce inizio della deambulazione, può comportare deviazioni dell’arco plantare, cioè quella curva fisiologica che ha il piede, per garantire un carico equilibrato e ben distribuito di tutto il peso corporeo in stazione eretta.
Lo stesso vale per le dismetrie degli arti inferiori che possono insorgere in età infantile o adolescenziale a seguito, per esempio, di fratture degli arti inferiori soprattutto se curate con lunghi periodi di contenzione con gesso.
Qualunque evento che influisca negativamente sulla postura e sull’appoggio plantare, comporterà un asimmetrico tensionamento dei muscoli di un lato del corpo rispetto al controlaterale, dando luogo nel tempo, e soprattutto con il permanere dei fattori causali non corretti, ad uno squilibrio posturale dei distretti superiori.
La prima importante stazione posturale che può venire interessata nel caso di una dismetria degli arti inferiori o di un’alterazione dell’arco plantare del giovane Paziente è il bacino. Esso può presentarsi asimmetrico o spazialmente mal posizionato (squilibrio della linea bi-spino iliaca). Questo evento parafunzionale o disfunzionale, può coinvolgere anche la colonna vertebrale che, con una curva di compenso, può annullare o ridurre nei distretti più alti gli squilibri esistenti nei distretti inferiori.
Questo compenso però può avvenire in maniera eccessiva, compensando lo squilibrio, ma generando un ipercompenso, che diverrà causa di un nuovo scompenso posturale del dispositivo osseo e muscolare posto a monte del distretto pregressamente interessato. Tali effetti possono trasmettersi sempre più in alto, fino a coinvolgere il cingolo scapolare, che è un’altra stazione intermedia, ove possono compensarsi od esaurirsi squilibri ascendenti a partenza dalle porzioni più inferiori del sistema posturale.
Successivamente, verrà interessato il distretto cranio - cervico - mandibolare, che è quello di nostra competenza specialistica.
E’ cosi che si genera una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare Ascendente, cioè quel tipo di patologia disfunzionale, che ha come causa etiologica uno squilibrio posturale, che può presentarsi -come già detto- a causa di una alterazione dell’arco plantare, una dismetria degli arti, degli squilibri vertebrali con cifosi, lordosi, scoliosi patologiche, così frequenti nei giovani d’oggi, fino a manifestarsi con un sovraccarico disfunzionale delle strutture osteo-mio-articolari del distretto cranio - cervico - mandibolare, con la relativa polisintomatologia specifica.
Oggi tanti vizi di postura si notano in ragazzi o adolescenti, che frequentemente sia nello studio che nel tempo libero ed in varie altre occasioni di vita, assumono posizioni viziate, errate e non fisiologiche.
Il motivo per cui le deviazioni del “dispositivo assile” -di cui arti inferiori, bacino e colonna vertebrale fanno parte - si trasmettono al distretto cranio-mandibolare causando anche disfunzioni delle articolazioni temporo-mandibolari, è dovuto al fatto che tutte le ossa sono “immerse” in masse muscolari. Nel caso in cui un segmento osseo sia deviato, i segmenti a monte vengono tensionati dalle masse muscolari, come farebbero degli elastici in tensione, causando sui segmenti ossei a monte ulteriori tensionamenti e interessando, in ultima analisi, anche la mandibola, che è collegata indirettamente alla colonna vertebrale tramite alcuni muscoli che la ancorano al cranio, all’osso joide, etc.
Quindi, nel caso di una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari (A.T.M.),-che rappresenta una delle forme di Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare (D.C.C.M.) , -se è provata una caratteristica “ascendente”-, pur essendo presenti tutti i sintomi classici della disfunzione in oggetto: limitazione di apertura della bocca, rumori articolari , cefalea, cervicalgia, capogiri, acufeni, abbassamento dell’udito, etc.), l’intervento iniziale non dovrà essere Gnatologico, ma prettamente Ortopedico-Fisiatrico, cioè finalizzato alla soluzione delle cause etiopatogenetiche, onde evitare delle recidive. Solo successivamente a questo primo momento terapeutico, andrà effettuata una rivalutazione Gnatologica, finalizzata ad effettuare eventuali ulteriori interventi terapeutici specifici.
La Terapia, come in qualsivoglia branca medica, và sempre effettuata dopo la identificazione della causa (o le cause) di una patologia ed è finalizzata a curare la causa (o le cause) e non gli effetti!
Ma si può verificare anche l’evento opposto, cioè che una scoliosi, una cifosi o una lordosi patologiche, possano essere ricollegabili etiopatogeneticamente ad una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari con caretteristica “discendente”, in cui la“disfunzione delle A.T.M.”, per il solito coinvolgimento e tensionamento muscolare di cui già si è già parlato, possa coinvolgere i distretti vertebrali sottostanti. Ciò può avvenire soprattutto in età giovanile e può causare deviazioni della colonna vetebrale, che non devono essere trattate dall’Ortopedico o dal Fisiatra, perché darebbero sicuramente una recidiva, in quanto non verrebbe annullata la causa. In questi casi, l’intervento può essere condotto solo da uno Gnatologo Clinico, dopo una diagnosi specifica. Tale intervento durante l’itinerario terapeurico indirettamente correggerà ( in soggetti giovani ), anche le deviazioni esistenti nella colonna vertebrale. La “diagnostica differenziale” in questi casi, rappresenta un elemento diagnostico di fondamentale importanza. Ciò permette di evitare, soprattutto in età giovanile, inutili trattamenti terapeutici “non mirati”, con alto indice di recidiva.
La Intercettazione Diagnostica di questi Casi Clinici è deputata non solo agli Odontoiatri ed ai Gnatologi Clinici, ma anche agli Ortopedici ed ai Fisiatri, nonché ai Pediatri ed ai Medici di Base.
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