La stanchezza è un sintomo che viene lamentato con grande frequenza, con
la richiesta di un "ricostituente che tiri su", che aiuti a superare
situazioni di disagio indefinite, caratterizzate da una condizione
generale di perdita di energie fisiche e psichiche.
Nella clinica, la
stanchezza è uno dei sintomi che accompagnano condizioni particolari:
stati post−influenzali, convalescenze dopo interventi chirurgici,
gravidanza, soprattutto nei primi mesi di gestazione, post−partum. Altre
volte è un segnale di quadri di maggiore complessità:
importanti malattie infettive, soprattutto virali, diabete, anemie,
neoplasie, patologie endocrine come l'ipotiroidismo; talora è la
conseguenza di una terapia di antibiotici, cortisonici,
antipertensivi, diuretici, o altri farmaci.
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mercoledì 7 gennaio 2015
mercoledì 16 gennaio 2013
I test per le intolleranze alimentari: funzionano davvero?
Le intolleranze alimentari sono delle allergie non allergiche, ovvero
il corpo reagisce come a una vera e propria allergia, ma in questo caso
il problema è reversibile.
Se ingeriamo una sostanza a cui siamo intolleranti, i linfociti
presenti nel nostro corpo fanno fronte a questa aggressione, abbassando
le difese immunitarie.
Attualmente le intolleranze effettivamente accertate sono quelle al
lattosio e al glutine, anche se in realtà l’intolleranza può essere a
qualsiasi alimento e soprattutto, le cause sono ancora ignote. Come
abbiamo detto qualche post fa, parlando della celiachia, una delle
teorie è che l’introduzione del latte vaccino troppo in anticipo nei
neonati, possa far aumentare l’insorgenza della malattia..
Inutile dire che, come per la celiachia, le intolleranze alimentari
vanno di moda negli ultimi anni. Ogni cosa che capita, ogni piccolo
fastidio intestinale, sono intolleranze alimentari.. Sempre e comunque.
In molti casi è effettivamente così, ma una delle domande che più ci
vengono rivolte è come fare a scoprire se l’intolleranza c’è o meno..
I test sono numerosi, ma la possibilità di un falso positivo è
abbastanza alta. Ci sono test non convenzionali e test scientifici, ma
non prenderemo in considerazione i primi, in quanto basati su metodi
empirici e discutibili, mentre quelli scientifici sono nati proprio in
risposta al dilagare di questi test un po’ assurdi spuntano come i
funghi, anche se la realtà dei fatti è che non ci sono a oggi test che
garantiscano un risultato sicuro al 100%.
I parametri che rendono impossibile un’ accuratezza nei test
scientifici sono la sensibilità del soggetto, ovvero la probabilità che
il soggetto possa presentare un test positivo. Se il test è affidabile
dovrebbe essere del 100%, i test non convenzionali arrivano al 30 %,
mentre quelli scientifici arrivano al massimo al 70%.
La specificità, ovvero la probabilità che il soggetto presenti un
test negativo. Dovrebbe essere 1, ma i test attualmente esistenti. Può
capitare spesso che ci siano soggetti perfettamente sani che risultino
positivi al test..
La tipologia di alimenti, in quanto ci sono alimenti per i quali è
piuttosto complesso dimostrare un’intolleranza. C’è un test, chiamato
Vega test, che viene usato per cercare intolleranze in alimenti come
cioccolato o lecitina di soia, altri come il DRIA, raffinano gli
alimenti stessi prima della ricerca, anche se questa semplificazione non
rende più semplice (scusatemi il gioco di parole) trovare
l’intolleranza..
La quantità di alimenti è molto importante, più se ne ricercano più è complicato trovare l’intolleranza.
Le estensioni.. Scoperta un’intolleranza, viene tolto l’alimento
positivo, ma spesso la situazione non migliora, al punto che è
necessario levare anche altri alimenti correlati. Per esempio, se una
persona è intollerante ai lieviti, il più delle volte non basta
eliminare il lievito chimico, ma anche lo yogurt, l’aceto e tutto ciò
che lievita.
A oggi quindi, cari i miei intolleranti, l’unico rimedio
effettivamente valido è sospendere l’alimento che sembra darvi il
problema per almeno 3 settimane. Si può valutare subito se la situazione
migliora o meno. Nel caso non cambiasse nulla, si eliminano gli
alimenti correlati per altre 3 settimane e si attendono i risultati.
L’unica soluzione è eliminare l’alimento per un certo periodo di
tempo, che viene solitamente stabilito da un dottore (a cui voi vi
sarete rivolti per parlare del vostro problema), un dietologo o il
vostro nutrizionista, per poi reintrodurlo poco alla volta, fino a
rientrare nella vostra routine, senza più fastidiosissimi problemini….
dott.ssa Paola Piumazzi - Farmacista
dal sito www.farmacistionline.net
dal sito www.farmacistionline.net
domenica 18 settembre 2011
Intolleranze alimentari: sintomi e rimedi
Di seguito sono schematizzati i principali disturbi che possono presentarsi nei casi di reazione avversa agli alimenti.
Apparato respiratorio: Riniti, sinusiti, tosse, sindrome asmatiforme
Apparato gastro-enterico: Coliti, colon irritabile, gonfiori, stipsi, diarrea, dolori addominali, gastrite, prurito anale
Apparato respiratorio: Riniti, sinusiti, tosse, sindrome asmatiforme
Apparato gastro-enterico: Coliti, colon irritabile, gonfiori, stipsi, diarrea, dolori addominali, gastrite, prurito anale
Apparato genito-urinario: Calo della libido, disuria, cistiti e vaginiti ricorrenti
Apparato cardio-circolatorio: Aritmie, palpitazioni
Apparato muscolo-scheletrico: Crampi, spasmi, dolori ossei e muscolari
Apparato cutaneo: Eczema, acne, prurito, seborrea
In altre parole le interferenze con il sistema immunitario possono essere all’origine di molte patologie. In particolare il continuo stimolo delle cellule dell’immunità porta alla formazione endogena di radicali liberi che danneggiano i tessuti con conseguenze anche gravi per lo stato di salute.
Oltre a ciò la presenza di intolleranze può generare sintomi generici, non correlabili a patologie vere e proprie quali: sovrappeso, facile affaticabilità, cefalea, difficoltà alla concentrazione.
L’alimentazione e lo stile di vita sono universalmente riconosciute come cause principali di intolleranza.
Lo stile di vita errato, soprattutto vita sedentaria, fumo e consumo di alcolici, porta all’insorgenza di disfunzioni gastro-intestinali (gastriti, coliti, stress…) che, a loro volta, sono “preparatorie” all’insorgenza delle intolleranze.
Una alimentazione incongrua come consumo in eccesso di grassi animali, scarso apporto di frutta, verdura e pesce, assunzione in via continuativa di latticini (che sono presenti in numerosi preparati industriali) ed altri, può alla lunga generare una stato di irritazione dell’apparato digerente, condizione favorente la genesi delle intolleranze.
È stato dimostrato da ripetute esperienze che la terapia farmacologica delle intolleranze da risultati solo parziali e mai definitivi (si interviene sul sintomo ma non sulla causa del disturbo).
L’approccio dieto-terapeutico ha invece dato buoni risultati. Per capire come bisogna procedere correttamente è necessario chiarire alcuni aspetti:
- la dieta deve essere gestita da specialisti accreditati
- l’elaborazione della dieta deve essere secondaria alla valutazione clinica e ai risultati di test appropriati che evidenzino gli alimenti mal tollerati
La dieto-terapia delle intolleranze contempla:
- diete di esclusione: individuati gli alimenti mal tollerati, si procede alla prescrizione di un regime dietetico che escluda tutti gli alimenti coinvolti per periodi anche lunghi. È stato notato che questo tipo di approccio non è esente da rischi per il paziente; vi sono situazioni cliniche (età pediatrica, gravidanza, anziani…) che mal sopportano regimi dietetici a volte troppo ristretti per essere compatibili con la salute del paziente.
- diete di rotazione: richiedono un impegno più articolato da parte sia del paziente che del medico prescrittore. Questo tipo di dieta contempla infatti l’esclusione a “cicli” degli alimenti coinvolti allo scopo di recuperare, nel tempo, l’intolleranza.
In sintesi molti esperti ritengono che le diete di esclusione a vita degli alimenti mal tollerati siano utili solo nei casi di allergia alimentare IgE mediata e solo nei casi in cui i livelli circolanti degli anticorpi siano molto elevati, mentre le diete a rotazione, che prevedono anche periodi di alimentazione libera, sono meglio accettate a parimenti efficaci per il recupero delle intolleranze.
Apparato cardio-circolatorio: Aritmie, palpitazioni
Apparato muscolo-scheletrico: Crampi, spasmi, dolori ossei e muscolari
Apparato cutaneo: Eczema, acne, prurito, seborrea
In altre parole le interferenze con il sistema immunitario possono essere all’origine di molte patologie. In particolare il continuo stimolo delle cellule dell’immunità porta alla formazione endogena di radicali liberi che danneggiano i tessuti con conseguenze anche gravi per lo stato di salute.
Oltre a ciò la presenza di intolleranze può generare sintomi generici, non correlabili a patologie vere e proprie quali: sovrappeso, facile affaticabilità, cefalea, difficoltà alla concentrazione.
L’alimentazione e lo stile di vita sono universalmente riconosciute come cause principali di intolleranza.
Lo stile di vita errato, soprattutto vita sedentaria, fumo e consumo di alcolici, porta all’insorgenza di disfunzioni gastro-intestinali (gastriti, coliti, stress…) che, a loro volta, sono “preparatorie” all’insorgenza delle intolleranze.
Una alimentazione incongrua come consumo in eccesso di grassi animali, scarso apporto di frutta, verdura e pesce, assunzione in via continuativa di latticini (che sono presenti in numerosi preparati industriali) ed altri, può alla lunga generare una stato di irritazione dell’apparato digerente, condizione favorente la genesi delle intolleranze.
È stato dimostrato da ripetute esperienze che la terapia farmacologica delle intolleranze da risultati solo parziali e mai definitivi (si interviene sul sintomo ma non sulla causa del disturbo).
L’approccio dieto-terapeutico ha invece dato buoni risultati. Per capire come bisogna procedere correttamente è necessario chiarire alcuni aspetti:
- la dieta deve essere gestita da specialisti accreditati
- l’elaborazione della dieta deve essere secondaria alla valutazione clinica e ai risultati di test appropriati che evidenzino gli alimenti mal tollerati
La dieto-terapia delle intolleranze contempla:
- diete di esclusione: individuati gli alimenti mal tollerati, si procede alla prescrizione di un regime dietetico che escluda tutti gli alimenti coinvolti per periodi anche lunghi. È stato notato che questo tipo di approccio non è esente da rischi per il paziente; vi sono situazioni cliniche (età pediatrica, gravidanza, anziani…) che mal sopportano regimi dietetici a volte troppo ristretti per essere compatibili con la salute del paziente.
- diete di rotazione: richiedono un impegno più articolato da parte sia del paziente che del medico prescrittore. Questo tipo di dieta contempla infatti l’esclusione a “cicli” degli alimenti coinvolti allo scopo di recuperare, nel tempo, l’intolleranza.
In sintesi molti esperti ritengono che le diete di esclusione a vita degli alimenti mal tollerati siano utili solo nei casi di allergia alimentare IgE mediata e solo nei casi in cui i livelli circolanti degli anticorpi siano molto elevati, mentre le diete a rotazione, che prevedono anche periodi di alimentazione libera, sono meglio accettate a parimenti efficaci per il recupero delle intolleranze.
Dr. Giuseppe Pigoli www.mieintolleranzealimentari.it
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