Con il termine lombocruralgia si intende il dolore che si estende
dalla colonna vertebrale lombare per tutto il decorso del nervo crurale
(cruralgia).
È molto simile alla lombosciatalgia, ma colpisce il crurale invece che il nervo sciatico.
I sintomi si avvertono a livello lombare, nella regione inguinale, a
livello dell'anca e nella parte anteriore-interna della coscia fino al
ginocchio.
A differenza della lombosciatalgia, la lombocruralgia non dà sintomi fino al piede.
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mercoledì 7 gennaio 2015
giovedì 20 giugno 2013
La Riprogrammazione Posturale
Oggi si ammette che gran parte dei dolori osteo-muscolari sono dovuti essenzialmente a problemi di postura.
La prima spiegazione è un problema di semplice buon senso. Di fronte alle aggressioni della vita moderna, è già difficile, per una persona che presenta una colonna vertebrale più o meno normale, evitare le cervicalgie, le dorsalgie o le lombalgie; non a caso i dolori della colonna vertebrale costituiscono “il male del secolo”. I muscoli che ci fanno assumere la posizione eretta sono praticamente verticali ed entrano in funzione quando stiamo in piedi o seduti.
Questo fatto comporta una continua compressione sulle nostre articolazioni (in particolare sulle articolazioni vertebrali) che di conseguenza fanno irrigidire ed accorciare la nostra muscolatura.
La Rieducazione Posturale Globale (R.P.G), nasce proprio da questo concetto di base, e cioè quello di rieducare la muscolatura rigida e contratta che è la causa delle infiammazioni e quindi del dolore muscolo scheletrico.
Sul piano di applicazione ogni trattamento deve essere personalizzato a seconda delle caratteristiche strutturali e patologiche del soggetto.
Ogni patologia deve inoltre essere trattata part endo dalla causa iniziale che ha scatenato il problema e non dal sintomo doloroso che si è manifestato (che molto spesso è lontano dalla causa stessa).
Per risalire dal sintomo doloroso alla causa della patologia, il trattamento deve essere Globale, che in R.P.G. significa stirare contemporaneamente e nello stesso momento tutte le Catene Muscolari mediante Posture di Stiramento Attive e Progressive.
martedì 8 gennaio 2013
Dolore inspiegabile al ginocchio? ... e se fosse colpa degli occhi???
Le patologie oculari che intervengono nello squilibrio tonico posturale sono:
- i disturbi della rifrazione (miopie, astigmatismi, ipermetropie) per lo più conosciuti e corretti.
- i disturbi della convergenza e le eteroforie (meglio intese come "strabismo latente" nel quale, al contrario dello strabismo
manifesto e visibile, l'immagine visiva viene mantenuta fusa nel campo
visivo, ma a costo di un costante sforzo dei muscoli oculari) che purtroppo vengono diagnosticati raramente.
I problemi lagati a questi ultimi disturbi sono in genere:
- cefalee
- vertigini
- sensazione di ubriachezza
- agorafobia (paura dei grandi spazi )
- mal di mare o su mezzi di trasporto
- continui urti verso cose vicine quando si è in movimento, facili cadute, atteggiamento maldestro
- difficoltà di concentrazione
- calo del rendimento scolastico
- cervicalgie
- dolori a rachide
- dolore al ginocchio
Istintivamente verrebbe subito da chiedersi cosa possa centrare il ginocchio con l'occhio...
Guardando attentamente la figura è facile capirlo
In pratica succede che un problema di convergenza di occhi produrrà una rotazione del busto che andrà a scaricare il peso corporeo in maniera non bilanciata sulle ginocchia che soffriranno fino al punto da generare delle patologie condilo-rotulee o condilo-meniscali.
Se poi il soggetto è uno sportivo agonista il tutto peggiora ulteriormente fino a causare seri infortuni.
Vittima inoltre di questo problema posturale sarà ovviamente uno dei piedi (in figura è il piede sinistro) che subirà uno "sfondamento" della volta plantare.
Vittima inoltre di questo problema posturale sarà ovviamente uno dei piedi (in figura è il piede sinistro) che subirà uno "sfondamento" della volta plantare.
Cosa bisogna fare in questi casi?
Bisogna rivolgersi:
- ad un ortottista per correggere, con appositi esercizi, il deficif di convergenza dell'occhio
- ad un operatore posturale per riequilibrare globalmente le catene muscolari che nel tempo hanno viziato la postura a causa di questa rotazione di compenso.
Bibliografia: La riprogrammazione posturale globale - B. Bricot
mercoledì 17 ottobre 2012
ORTODONZIA INTERCETTIVA E PREVENZIONE DELLE DISFUNZIONI GNATOPOSTURALI
L’ortodonzia intercettiva ha il fine di riconoscere le disgnazie e/o malocclusioni dentali in soggetti nei primi 3‐5 anni di vita in modo da intervenire in maniera più tempestiva possibile al fine di evitare la loro progressione verso forme più gravi e complicate, nonché alla prevenzione delle problematiche secondarie che esse possono essere determinate quali le problematiche posturali discendenti.
Il trattamento intercettivo quindi avrà tanto più senso quanto più precocemente verrà diagnosticato il problema e pianificato l’iter terapeutico: solitamente si tratta di piccoli pazienti in dentizione decidua o mista, in fase cioè di “crescita attiva”.
Il potenziale di crescita è la materia prima più importante di cui dispone l’ortodontista poiché intervenendo prima che esse sia conclusa è possibile raggiungere condizioni anatomiche e funzionali tali da permettere ai successivi processi di sviluppo cranio‐facciale di continuare a svolgersi in maniera normale.
Per questi motivi l’obiettivo finale del trattamento non sempre è quello di giungere a una risoluzione completa del caso, ma a volte conseguire un risultato parziale è sufficiente a stabilire i presupposti per l’estrinsecarsi di una crescita armonica.
clicca per leggere l'articolo completo del dott. Roberto Facecchia
Il trattamento intercettivo quindi avrà tanto più senso quanto più precocemente verrà diagnosticato il problema e pianificato l’iter terapeutico: solitamente si tratta di piccoli pazienti in dentizione decidua o mista, in fase cioè di “crescita attiva”.
Il potenziale di crescita è la materia prima più importante di cui dispone l’ortodontista poiché intervenendo prima che esse sia conclusa è possibile raggiungere condizioni anatomiche e funzionali tali da permettere ai successivi processi di sviluppo cranio‐facciale di continuare a svolgersi in maniera normale.
Per questi motivi l’obiettivo finale del trattamento non sempre è quello di giungere a una risoluzione completa del caso, ma a volte conseguire un risultato parziale è sufficiente a stabilire i presupposti per l’estrinsecarsi di una crescita armonica.
clicca per leggere l'articolo completo del dott. Roberto Facecchia
lunedì 27 agosto 2012
Consigli posturali per la posizione al computer
Per avere una posizione seduta corretta bisogna mantenere il rachide ben allineato e le curve della colonna vertebrale devono conservare le fisiologiche ampiezze.
In particolare il sacro deve essere avvicinato allo schienale e la lordosi lombale ben mantenuta.
Un cuscinetto di forma idonea, posizionato all'altezza del tratto lombale, consente il mantenimento della lordosi.
La testa è proiettata costantemente verso l'alto.
La scrivania dovrebbe essere di circa 70-80 cm e regolabile in rapporto all'altezza della persona e al lavoro svolto.
Un cuscinetto di forma idonea, posizionato all'altezza del tratto lombale, consente il mantenimento della lordosi.
La testa è proiettata costantemente verso l'alto.
La scrivania dovrebbe essere di circa 70-80 cm e regolabile in rapporto all'altezza della persona e al lavoro svolto.
Comunque deve permettere di poggiare comodamente i gomiti e avambracci formando, a spalle rilassate, un angolo di 90 gradi.
L'alloggiamento degli arti inferiori non deve essere inferiore a 60 gradi.
La sedia dovrebbe avere un piano con larghezza variabile che va dai 40 ai 50 cm, la profondità dai 38 ai 42 cm e l'altezza regolabile dai 38 ai 50 cm.
L'alloggiamento degli arti inferiori non deve essere inferiore a 60 gradi.
La sedia dovrebbe avere un piano con larghezza variabile che va dai 40 ai 50 cm, la profondità dai 38 ai 42 cm e l'altezza regolabile dai 38 ai 50 cm.
L'imbottitura deve essere semi-rigida con spessore di 2 cm.
Lo schienale deve poter permettere una regolazione in altezza (tra i 20 e i 40 cm) ed inclinazione (tra 90 e 110 gradi) con rigonfiamento lobale di 3-4 cm.
I braccio li devono essere sempre presenti e se possibile con regolazione in altezza in modo da far appoggiare comodamente i gomiti.
La sedia deve essere girevole, in modo da evitare dannose torsioni della colonna, e con rotelle antiscivolo.
La tastiera deve essere orientabile e dissociata dallo schermo per consentire all'operatore di assumere una posizione confortevole e tale da non provocare l'affaticamento delle braccia o delle mani. La tastiera deve avere una superficie opaca onde evitare i riflessi. La disposizione della tastiera e le caratteristiche dei tasti devono tendere ad agevolare l'uso della tastiera stessa. I simboli dei tasti devono presentare sufficiente contrasto ed essere leggibili dalla normale posizione di lavoro.
Lo schienale deve poter permettere una regolazione in altezza (tra i 20 e i 40 cm) ed inclinazione (tra 90 e 110 gradi) con rigonfiamento lobale di 3-4 cm.
I braccio li devono essere sempre presenti e se possibile con regolazione in altezza in modo da far appoggiare comodamente i gomiti.
La sedia deve essere girevole, in modo da evitare dannose torsioni della colonna, e con rotelle antiscivolo.
La tastiera deve essere orientabile e dissociata dallo schermo per consentire all'operatore di assumere una posizione confortevole e tale da non provocare l'affaticamento delle braccia o delle mani. La tastiera deve avere una superficie opaca onde evitare i riflessi. La disposizione della tastiera e le caratteristiche dei tasti devono tendere ad agevolare l'uso della tastiera stessa. I simboli dei tasti devono presentare sufficiente contrasto ed essere leggibili dalla normale posizione di lavoro.
Lo spazio davanti alla tastiera dev'essere sufficiente onde consentire, a chi lo desideri, un appoggio per le mani e gli avambracci. Si consiglia l'utilizzo di particolari tastiere, abitualmente definite "ergonomiche", che hanno una forma ad onda e a leggera piramide che garantisce un corretto allineamento del polso. E' necessario ricordare che l'uso del mouse prolungato oppure usato in una posizione dell'avambraccio e del polso scorretta può provocare l'insorgenza di patologie muscolo-tendinee a carico delle zone sopracitate.
Lo schermo deve essere preferibilmente posizionato a una distanza dall'operatore compresa tra i 35 cm. e i 60 cm. Il raggio visivo partente dall'occhio dell'operatore seduto, diretto verso il basso, in corrispondenza del punto centrale dello schermo, deve formare con l'orizzontale un angolo di 15°/20°. I caratteri sullo schermo devono avere una buona definizione e una forma chiara, una grandezza sufficiente e vi deve essere uno spazio adeguato tra caratteri e linee. L'immagine sullo schermo deve essere stabile; esente da sfarfallamento o da altre forme d'instabilità. La luminosità e il contrasto tra i caratteri e lo sfondo dello schermo devono essere facilmente regolabili da parte dell'operatore e facilmente adattabili alle condizioni ambientali. Lo schermo non deve avere riflessi e riverberi che possono causare disturbo all'operatore.
In complesso il sistema tavolo-sedia deve consentire all'operatore una postura corretta: devono essere mantenute le fisiologiche ampiezze delle curve della colonna, con spalle rilassate, muscolatura del collo senza tensione, angoli gomiti e ginocchia di circa 90°. Lo schermo deve essere collocato rispettando le modalità sopra esposte.
L'avambraccio e il polso devono rimanere in linea durante il lavoro alla tastiera. Affinché ciò avvenga è necessario che gli avambracci si trovino leggermente più in alto rispetto alla tastiera. Scegliere perciò l'altezza del tavolo dove viene collocata la tastiera e quella dei braccioli della sedia dove si appoggiano gli avambracci, in modo da realizzare le condizioni sopra enunciate. Nel caso in cui la sedia non sia munita di braccioli adatti, ovviare, sistemando sul tavolo, davanti alla tastiera, idonei rialzi (supporti morbidi) dove appoggiare gli avambracci.
Nel caso di una attività che comporta inserimento di dati o digitazione di testi, si consiglia di collocare il documento su di un leggio per avvicinarlo il più possibile al piano verticale, o quasi, del video. Inclinazione e distanza del portadocumenti devono essere uguali a quelle dello schermo in modo da evitare una continua messa a fuoco della vista.
Se lo sguardo è rivolto prevalentamente al testo da digitare e alla tastiera il foglio deve essere piazzato il più vicino possibile alla tastiera.
Lo schermo deve essere preferibilmente posizionato a una distanza dall'operatore compresa tra i 35 cm. e i 60 cm. Il raggio visivo partente dall'occhio dell'operatore seduto, diretto verso il basso, in corrispondenza del punto centrale dello schermo, deve formare con l'orizzontale un angolo di 15°/20°. I caratteri sullo schermo devono avere una buona definizione e una forma chiara, una grandezza sufficiente e vi deve essere uno spazio adeguato tra caratteri e linee. L'immagine sullo schermo deve essere stabile; esente da sfarfallamento o da altre forme d'instabilità. La luminosità e il contrasto tra i caratteri e lo sfondo dello schermo devono essere facilmente regolabili da parte dell'operatore e facilmente adattabili alle condizioni ambientali. Lo schermo non deve avere riflessi e riverberi che possono causare disturbo all'operatore.
In complesso il sistema tavolo-sedia deve consentire all'operatore una postura corretta: devono essere mantenute le fisiologiche ampiezze delle curve della colonna, con spalle rilassate, muscolatura del collo senza tensione, angoli gomiti e ginocchia di circa 90°. Lo schermo deve essere collocato rispettando le modalità sopra esposte.
L'avambraccio e il polso devono rimanere in linea durante il lavoro alla tastiera. Affinché ciò avvenga è necessario che gli avambracci si trovino leggermente più in alto rispetto alla tastiera. Scegliere perciò l'altezza del tavolo dove viene collocata la tastiera e quella dei braccioli della sedia dove si appoggiano gli avambracci, in modo da realizzare le condizioni sopra enunciate. Nel caso in cui la sedia non sia munita di braccioli adatti, ovviare, sistemando sul tavolo, davanti alla tastiera, idonei rialzi (supporti morbidi) dove appoggiare gli avambracci.
Nel caso di una attività che comporta inserimento di dati o digitazione di testi, si consiglia di collocare il documento su di un leggio per avvicinarlo il più possibile al piano verticale, o quasi, del video. Inclinazione e distanza del portadocumenti devono essere uguali a quelle dello schermo in modo da evitare una continua messa a fuoco della vista.
Se lo sguardo è rivolto prevalentamente al testo da digitare e alla tastiera il foglio deve essere piazzato il più vicino possibile alla tastiera.
lunedì 11 giugno 2012
RIEDUCAZIONE POSTURALE E TERAPIA SHIATSU, INTEGRAZIONE POSSIBILE
Le
motivazioni che mi hanno indotto a scrivere questo breve articolo sulla
possibilità di integrare due metodiche che presentano caratteristiche
idonee a trarne un'alleanza efficace, sono principalmente legate alla
necessità, sentita tanto dai pazienti quanto dai terapisti, di adottare
trattamenti personalizzati ed efficaci, che non trascurino gli elementi
somatici e psichici che si fondono nell'unità "Uomo". Molti autori hanno
già affrontato l'argomento, ma ritengo comunque utili ulteriori
riflessioni in materia al fine di rendere il momento terapeutico sempre
più ricco in contenuti che soddisfino la domanda di "Cura".
Chi, come me, si è fatto una lunga esperienza (più di tre lustri) nella riabilitazione applicata in campo ortopedico, neurologico, cardiologico e pneumologico, sa che i supporti tecnologici disponibili sono tanti e molto validi (come le più recenti e sofisticate forme di elettroterapia, i soft-laser, le apparecchiature isocinetiche, l'ipertermia etc.), eppure la ricchezza di sfumature, e quindi di capacità di adattamento alle necessità della terapia, di cui possiamo disporre come agendo direttamente con il contatto manuale e con quello impalpabile ma altrettanto essenziale appartenente al piano relazionale, è incomparabilmente più vasta.
Come terapisti sappiamo quanto sia importante l'effetto della "manu terapeutica" (senza voler usurpare quella "medica") sui nostri pazienti. E' nostra quotidiana esperienza la constatazione dell'apprezzamento di chi si affida a noi per un rapporto che si fonda sulla professionalità e sulla capacità tecnica, ma anche sulla fiducia ed il senso di sicurezza che sa infondere il terapeuta. Tra le tecniche, di validità provata, che privilegiano un rapporto che tiene conto di questi fattori troviamo la Terapia Posturale e la Terapia Shiatsu.
Sarà bene, a questo punto, riassumere brevemente per i lettori non esperti in questi campi specifici i fondamenti delle due metodiche:
- La terapia posturale
Si basa sui principi elaborati, dopo felici intuizioni, dalla terapista Francoise Mézières ed affinati nel corso degli anni da altri colleghi. Si può, in estrema sintesi, affermare che con questa metodologia si mira a ricondurre verso la "Forma Ideale" (il cosiddetto Biotipo di Riferimento) soggetti i quali, assumendo atteggiamenti corporei che se ne allontanano, soffrono di disturbi prevalentemente ortopedici. In relazione alla constatazione che il nostro atteggiamento somatico (o postura) è mantenuto dall'apparato muscolare che spesso è sede di contratture e retrazioni conseguenti a patologie, a traumi, oppure a cause psichiche come stress ed ansia, un intervento che miri a recuperare l'elasticità dei muscoli e quindi la postura ideale è decisamente auspicabile.
Per questo genere di disturbo è ormai cosa nota che la semplice terapia antalgica (farmacologica o fisiatrica) non è sufficiente a risolvere il quadro clinico, se non per brevi periodi e spesso al prezzo di notevoli effetti collaterali; bisogna quindi adottare una terapia che agisca contro le cause dei disturbi prima ancora che contro i sintomi. La rieducazione posturale risponde egregiamente a questi requisiti fornendo al paziente sia un intervento mirato alla risoluzione dei dismorfismi indotti da un'alterata distribuzione delle forze muscolari sia una migliore coscienza del "sé corporeo", aspetto, quest'ultimo, tanto importante quanto ignorato in altri tipi di cura.
La R.M. si avvale principalmente dell'Esercizio Isometrico in Massimo Allungamento dei muscoli retratti e di posizionamenti correttivi, tutto ciò dopo un accuratissimo esame obiettivo di struttura ed atteggiamento corporeo del paziente e dopo la raccolta delle anamnesi remota e patologica.
Accade, però, che alcuni pazienti siano inizialmente in uno stato di contrattura (distrettuale o generalizzata) tale da rallentare il lavoro delle prime sedute. In queste situazioni è bene tener conto dei sintomi ed attuare una terapia (scevra da effetti collaterali) in grado di dare sollievo al paziente, abbreviando conseguentemente i tempi di recupero.
Una forma di cura che mi sembra rispondere a criteri olistici, ai quali la R.M. s'ispira è la:
-Terapia Shiatsu
Essa può risultare assai utile nei soggetti i quali hanno difficoltà a raggiungere il minimo grado di rilassamento (muscolare e psichico) che l'esecuzione degli esercizi posturali richiede. E' possibile quindi ricorrere allo Shiatsu per indurre rapidamente uno stato di rilassamento e benessere atto a favorire il lavoro attivo che sarà richiesto.
Anche in questo caso è bene fornire qualche accenno alle basi su cui questa terapia si fonda ed alla tecnica esecutiva.
Va detto innanzi tutto che lo shiatsu è parte integrante della Medicina Manuale giapponese e che da questa è stato fatto proprio nel corso dei secoli al termine di una, per così dire, migrazione culturale delle conoscenze terapeutiche indiane e cinesi. Esso ha molte analogie con l'agopuntura (della quale usa 660 punti di trattamento su tutto il corpo), pur essendo non invasivo e basandosi principalmente su pressioni digitali ed altre manovre pressorie o vibratorie, tutte comunque delicate, gradevoli e molto rilassanti. Gli effetti di riduzione del dolore e delle contratture muscolari sono legati alla produzione di endorfine e ad effetti positivi sul microcircolo prodotti dalle manovre manuali. Si ottiene anche una riduzione delle tensioni emotive (con particolare riguardo a quelle dovute a stress) grazie alle suddette manovre ed alla situazione legata all'ambiente terapeutico, che deve essere estremamente accogliente e rilassante, oltre che al fondamentale sentimento di fiducia che il paziente deve avere nel suo terapista.
Millenni d'uso di questa tecnica semplice, ma di non facile esecuzione, ne hanno dimostrato la validità nei casi che ne trovano indicazione.
Riguardo alle indicazioni, non sarà mai ribadito a sufficienza che a qualunque diagnosi (medica od emessa dal fisioterapista, quando di sua competenza) deve far seguito la disamina dei trattamenti che trovano indicazione nel caso specifico e che risultano più efficaci
Chi, come me, si è fatto una lunga esperienza (più di tre lustri) nella riabilitazione applicata in campo ortopedico, neurologico, cardiologico e pneumologico, sa che i supporti tecnologici disponibili sono tanti e molto validi (come le più recenti e sofisticate forme di elettroterapia, i soft-laser, le apparecchiature isocinetiche, l'ipertermia etc.), eppure la ricchezza di sfumature, e quindi di capacità di adattamento alle necessità della terapia, di cui possiamo disporre come agendo direttamente con il contatto manuale e con quello impalpabile ma altrettanto essenziale appartenente al piano relazionale, è incomparabilmente più vasta.
Come terapisti sappiamo quanto sia importante l'effetto della "manu terapeutica" (senza voler usurpare quella "medica") sui nostri pazienti. E' nostra quotidiana esperienza la constatazione dell'apprezzamento di chi si affida a noi per un rapporto che si fonda sulla professionalità e sulla capacità tecnica, ma anche sulla fiducia ed il senso di sicurezza che sa infondere il terapeuta. Tra le tecniche, di validità provata, che privilegiano un rapporto che tiene conto di questi fattori troviamo la Terapia Posturale e la Terapia Shiatsu.
Sarà bene, a questo punto, riassumere brevemente per i lettori non esperti in questi campi specifici i fondamenti delle due metodiche:
- La terapia posturale
Si basa sui principi elaborati, dopo felici intuizioni, dalla terapista Francoise Mézières ed affinati nel corso degli anni da altri colleghi. Si può, in estrema sintesi, affermare che con questa metodologia si mira a ricondurre verso la "Forma Ideale" (il cosiddetto Biotipo di Riferimento) soggetti i quali, assumendo atteggiamenti corporei che se ne allontanano, soffrono di disturbi prevalentemente ortopedici. In relazione alla constatazione che il nostro atteggiamento somatico (o postura) è mantenuto dall'apparato muscolare che spesso è sede di contratture e retrazioni conseguenti a patologie, a traumi, oppure a cause psichiche come stress ed ansia, un intervento che miri a recuperare l'elasticità dei muscoli e quindi la postura ideale è decisamente auspicabile.
Per questo genere di disturbo è ormai cosa nota che la semplice terapia antalgica (farmacologica o fisiatrica) non è sufficiente a risolvere il quadro clinico, se non per brevi periodi e spesso al prezzo di notevoli effetti collaterali; bisogna quindi adottare una terapia che agisca contro le cause dei disturbi prima ancora che contro i sintomi. La rieducazione posturale risponde egregiamente a questi requisiti fornendo al paziente sia un intervento mirato alla risoluzione dei dismorfismi indotti da un'alterata distribuzione delle forze muscolari sia una migliore coscienza del "sé corporeo", aspetto, quest'ultimo, tanto importante quanto ignorato in altri tipi di cura.
La R.M. si avvale principalmente dell'Esercizio Isometrico in Massimo Allungamento dei muscoli retratti e di posizionamenti correttivi, tutto ciò dopo un accuratissimo esame obiettivo di struttura ed atteggiamento corporeo del paziente e dopo la raccolta delle anamnesi remota e patologica.
Accade, però, che alcuni pazienti siano inizialmente in uno stato di contrattura (distrettuale o generalizzata) tale da rallentare il lavoro delle prime sedute. In queste situazioni è bene tener conto dei sintomi ed attuare una terapia (scevra da effetti collaterali) in grado di dare sollievo al paziente, abbreviando conseguentemente i tempi di recupero.
Una forma di cura che mi sembra rispondere a criteri olistici, ai quali la R.M. s'ispira è la:
-Terapia Shiatsu
Essa può risultare assai utile nei soggetti i quali hanno difficoltà a raggiungere il minimo grado di rilassamento (muscolare e psichico) che l'esecuzione degli esercizi posturali richiede. E' possibile quindi ricorrere allo Shiatsu per indurre rapidamente uno stato di rilassamento e benessere atto a favorire il lavoro attivo che sarà richiesto.
Anche in questo caso è bene fornire qualche accenno alle basi su cui questa terapia si fonda ed alla tecnica esecutiva.
Va detto innanzi tutto che lo shiatsu è parte integrante della Medicina Manuale giapponese e che da questa è stato fatto proprio nel corso dei secoli al termine di una, per così dire, migrazione culturale delle conoscenze terapeutiche indiane e cinesi. Esso ha molte analogie con l'agopuntura (della quale usa 660 punti di trattamento su tutto il corpo), pur essendo non invasivo e basandosi principalmente su pressioni digitali ed altre manovre pressorie o vibratorie, tutte comunque delicate, gradevoli e molto rilassanti. Gli effetti di riduzione del dolore e delle contratture muscolari sono legati alla produzione di endorfine e ad effetti positivi sul microcircolo prodotti dalle manovre manuali. Si ottiene anche una riduzione delle tensioni emotive (con particolare riguardo a quelle dovute a stress) grazie alle suddette manovre ed alla situazione legata all'ambiente terapeutico, che deve essere estremamente accogliente e rilassante, oltre che al fondamentale sentimento di fiducia che il paziente deve avere nel suo terapista.
Millenni d'uso di questa tecnica semplice, ma di non facile esecuzione, ne hanno dimostrato la validità nei casi che ne trovano indicazione.
Riguardo alle indicazioni, non sarà mai ribadito a sufficienza che a qualunque diagnosi (medica od emessa dal fisioterapista, quando di sua competenza) deve far seguito la disamina dei trattamenti che trovano indicazione nel caso specifico e che risultano più efficaci
- per rapidità di raggiungimento dei risultati
- per la durata nel tempo degli stessi
- per la ridotta presenza, meglio ancora l'assenza, di effetti collaterali.
Una
volta certo della diagnosi e delle indicazioni a questi trattamenti, il
terapista potrà applicare le suddette tecniche le quali, grazie
all'effetto sinergico che viene esplicato, potranno rappresentare una
valida cura per molti pazienti.
*N.d.A. Pensate alla ricchezza della parola "cura" ( partecipazione, interesse ai problemi del malato, insieme attenzioni volte a ridurne la sofferenza, infine)
*N.d.A. Pensate alla ricchezza della parola "cura" ( partecipazione, interesse ai problemi del malato, insieme attenzioni volte a ridurne la sofferenza, infine)
tratto da http://www.aifimm.it
autore:
Massimo Musco
D.U. conseguito presso l'Università "La Sapienza di Roma"
Specializzato in Riabilitazione Respiratoria , Ginnastica di Rieducazione Posturale, Terapia Shiatsu, RM Metodo Mézières
autore:
Massimo Musco
D.U. conseguito presso l'Università "La Sapienza di Roma"
Specializzato in Riabilitazione Respiratoria , Ginnastica di Rieducazione Posturale, Terapia Shiatsu, RM Metodo Mézières
martedì 3 aprile 2012
Insufficienza di convergenza oculare
Cos'è l'insufficienza di convergenza?
La convergenza è l'abilità del nostro sistema visivo di puntare gli occhi verso l'interno per fissare gli oggetti molto vicini.L'insufficienza di convergenza è l'incapacità dei nostri occhi di convergere adeguatamente a distanza ravvicinata specialmente durante i lunghi periodi lettura o di studio.
Cosa nota un paziente con insufficienza di convergenza?
Astenopia o affaticamento oculare. Mal di testa alla fronte dopo lettura prolungata. Visione annebbiata o doppia durante la lettura. Incapacità di "incrociare" gli occhi.
Quali possono essere gli altri dettagli sulla insufficienza di convergenza ?
Capita più frequentemente agli studenti del liceo o dell'università o alle persone che hanno da poco iniziato un lavoro che richiede molta lettura. Un occhio può addirittura girare in fuori durante la lettura ed il paziente sperimenta notevole difficoltà nel tenere gli occhi insieme durante il lavoro da vicino. La maggior parte delle persone ha un meccanismo di convergenza molto forte ed è insolito che sia indebolito. Per rinforzarlo si possono eseguire degli esercizi
Come si cura l'insufficienza di convergenza?
Trattamento ortottico : gli esercizi insegnati dall'oculista o dalla ortottista possono essere eseguiti a domicilio. Il paziente ritorna ai controlli ogni 2 o 3 settimane per verificare il miglioramento. 1) Allenamento sul Punto Prossimo : si insegna al paziente come avvicinare lentamente un oggetto (matita) da una distanza intermedia verso il naso osservandolo attentamente con gli occhi e facendo attenzione a mantenere entrambi gli occhi puntati sull'oggetto.Si insegna al paziente come percepire quando un occhio scappa in fuori o quando sopprime l'immagine di un occhio. L'obbiettivo è di riuscire a mantenere gli occhi puntati sull'oggetto fino a distanza ravvicinata. 2) Terapia prismatica : una volta che gli occhi hanno imparato a rimanere uniti mentre fissano da vicino è necessario prolungare il tempo di convergenza. Questo obbiettivo può essere raggiunto con la terapia prismatica. Si possono prescrivere vari esercizi che di solito consistono nel leggere a distanza ravvicinata utilizzando prismi di vario potere.La terapia prismatica può anche essere eseguita in questo modo: si usa il prisma per brevi periodi, si asporta e si legge senza il prisma e poi lo si rimette. Questa terapia insegna all'occhio a reagire velocemente alle necessità motorie per vicino. 3)Terapia chirurgica : La chirurgia è raramente necessaria in caso di insufficienza di convergenza. Tuttavia in alcuni pazienti nei quali la terapia medica non è stata efficace essa può essere di aiuto.
http://www.studio-marcon.it
giovedì 13 ottobre 2011
Scoliosi o postura sbagliata?
Si parla tanto di scoliosi nei bambini e nei ragazzi, spesso impropriamente, definendo scoliosi qualunque incurvamento della colonna vertebrale. Invece la scoliosi vera e propria è una deformità che ha caratteristiche ben precise e che, riconosciuta e curata tempestivamente, ha ottime possibilità di non creare problemi in età adulta.
Affrontiamo l’argomento con il dott. Stefano Negrini, medico fisiatra di Isico, l’Istituto Scientifico Italiano Colonna vertebrale di Milano.Che cos’è la scoliosi. La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale, associata a una torsione delle vertebre. Interessa in media il 2-3% della popolazione, con una prevalenza delle femmine rispetto ai maschi (7 su 10).
Le cause.
“Nell’85% dei casi la scoliosi è idiopatica, cioè non se ne conoscono con precisione le cause” spiega il dott. Negrini. “Probabilmente si tratta di una malattia genetica multifattoriale, che deforma la colonna vertebrale in modo progressivo. Si è visto però che c’è una predisposizione familiare, per cui se già la mamma o la nonna ne hanno sofferto, il bambino ha maggiori probabilità di esserne colpito. Non è vero invece che la scoliosi sia determinata dalle posture scorrette o dal peso eccessivo degli zaini che i bambini portano ogni giorno a scuola, che possono semmai causare a lungo andare dolori alla schiena”. Nelle altre forme meno frequenti, dette secondarie, la scoliosi può dipendere da patologie neurologiche, congenite, metaboliche.
Quando si manifesta.
Durante la crescita, in particolare tra i 10 e i 13 anni, età caratterizzata da una rapida crescita della struttura ossea.
Come ci si accorge se c’è.
Basta fare un semplice test, detto “Adams test”: si fa piegare il ragazzo in avanti a gambe tese; se c’è scoliosi, un lato della schiena appare più alto rispetto all’altro. In tal caso occorre informare il pediatra, che indirizzerà verso lo specialista di scoliosi (fisiatra od ortopedico). Per la conferma della diagnosi lo specialista prescriverà una radiografia della colonna in piedi.Non confondere la scoliosi con l’atteggiamento scoliotico. La scoliosi è una patologia vera e propria, che non ha nulla a che vedere con i cosiddetti “atteggiamenti scoliotici”, che sono dei vizi di portamento, che fanno assumere ai bambini posture che incurvano la colonna vertebrale” precisa il fisiatra. “Si tratta di atteggiamenti viziati dovuti principalmente a mancanza di attività fisica ed a posizioni scorrette mantenute a lungo, ma non corrispondono ad una effettiva deformazione della colonna vertebrale. Distinguere l’atteggiamento scoliotico dalla scoliosi vera e propria è semplice, perché facendo il test di Adams non si rileva alcuna curvatura”.Importante una diagnosi precoce. La scoliosi è una patologia ad evoluzione piuttosto rapida, soprattutto durante la pubertà. Più presto si riconosce, più presto si possono cominciare i trattamenti; se si aspetta troppo si rischia di trovarsi di fronte ad una scoliosi più grave che richiede trattamenti più lunghi e severi. Se invece si interviene subito, quasi sempre si riesce a frenarne l’evoluzione ed a volte a migliorare la deformità della colonna, sempre con ottimi risultati anche dal punto di vista estetico.
A chi rivolgersi.
Innanzitutto al pediatra, che indirizzerà verso un fisiatra o un ortopedico specializzato in scoliosi. E’ molto importante infatti rivolgersi a professionisti esperti del problema, che sapranno consigliare tempestivamente le terapie più indicate in base all’entità della scoliosi.
Come si cura.
La terapia va per gradini, in base alla gravità dell’alterazione della colonna. Nei casi molto lievi, la situazione viene semplicemente monitorata attraverso visite periodiche, perché non è destinata a creare problemi in età adulta: l’importante è che non peggiori. Se si rileva un peggioramento o la scoliosi è già più importante alla prima scoperta, vengono insegnati degli esercizi specifici, da ripetere con costanza due-tre volte alla settimana. Questi sono in grado di rallentare l’evoluzione ed hanno lo scopo di evitare un corsetto.Nei casi più seri, in cui è necessario bloccare assolutamente la patologia e possibilmente migliorare, è necessario mettere il corsetto, che ad oggi è la terapia più efficace per curare la scoliosi. Ce ne sono diversi tipi, da indossare dalle 18 alle 24 ore al giorno. Normalmente il corsetto è basso, ascellare, quindi si riesce a nascondere bene sotto i vestiti (e questo lo rende molto più accettabile da un punto di vista psiclogico). “Con un corsetto ben fatto il ragazzo può (e deve) condurre una vita del tutto simile a quella dei suoi coetanei” precisa il dott. Negrini, “così come può fare ginnastica a scuola o praticare sport. L’attività fisica anzi è assolutamente consigliabile perché migliora l’efficacia del corsetto”. Quasi mai si rende necessario il corsetto con il collare.Sempre meno usato invece il gesso, che recentemente è stato sostituito da un nuovo tipo di corsetto, sicuramente meno impegnativo da portare.Solo nei rari casi in cui la terapia non sortisce gli effetti sperati o se la scoliosi viene scoperta con molto ritardo e non è più possibile arrestarne l’evoluzione, è necessario ricorrere al bisturi.
Attenzione alla psiche.
Quando si deve sottoporre il ragazzo ad una terapia lunga ed impegnativa come quella per la scoliosi, è importante non trascurare neanche gli aspetti psicologici, tenendo conto che si tratta di un’età in cui ci si confronta con i coetanei ed è facile sentirsi diversi, soprattutto se costretti ad indossare un corsetto per tutto il giorno. Ecco perché è importante un counseling di tipo psicologico (normalmente effettuato dagli esperti che curano la scoliosi e solo in rarissimi casi da psicologi), non solo con il ragazzo ma anche con i genitori, affinché aiutino il figlio ad affrontare il problema nel modo giusto.
giovedì 15 settembre 2011
Problemi vertebrali, scoliosi: andiamo dal dentista!
Nel caso di una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare Discendente, l'Odontoiatra indirettamente puo' concorrere con le sole terapie gnatologiche a ridurre o risolvere i sovraccarichi o le deviazioni posturali della colonna vertebrale .
Fin dalla più tenera età possono presentarsi cause con eziopatogenesi posturale, che esibiscono la potenzialità di generare delle Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari, che in questo specifico caso vengono definite “Ascendenti“. A queste concorrono causalmente -con alto indice statistico- tutte quelle condizioni di cattiva postura, che possiamo notare frequentemente nei nostri bambini, in cui la colonna vertebrale e tutta la muscolatura del dispositivo assile posturale, vengono deviate rispetto alla norma e sottoposte a continui fattori tensivi.
Queste condizioni, soprattutto in età di crescita, rappresentano un fattore notevolmente modificante, sul corretto sviluppo del dispositivo posturale e distretto cranio-cervico-mandibolare.
Le cause che possono comportare una turba posturale del bambino, sono numerose.
Un precoce inizio della deambulazione, può comportare deviazioni dell’arco plantare, cioè quella curva fisiologica che ha il piede, per garantire un carico equilibrato e ben distribuito di tutto il peso corporeo in stazione eretta.
Lo stesso vale per le dismetrie degli arti inferiori che possono insorgere in età infantile o adolescenziale a seguito, per esempio, di fratture degli arti inferiori soprattutto se curate con lunghi periodi di contenzione con gesso.
Qualunque evento che influisca negativamente sulla postura e sull’appoggio plantare, comporterà un asimmetrico tensionamento dei muscoli di un lato del corpo rispetto al controlaterale, dando luogo nel tempo, e soprattutto con il permanere dei fattori causali non corretti, ad uno squilibrio posturale dei distretti superiori.
La prima importante stazione posturale che può venire interessata nel caso di una dismetria degli arti inferiori o di un’alterazione dell’arco plantare del giovane Paziente è il bacino. Esso può presentarsi asimmetrico o spazialmente mal posizionato (squilibrio della linea bi-spino iliaca). Questo evento parafunzionale o disfunzionale, può coinvolgere anche la colonna vertebrale che, con una curva di compenso, può annullare o ridurre nei distretti più alti gli squilibri esistenti nei distretti inferiori.
Questo compenso però può avvenire in maniera eccessiva, compensando lo squilibrio, ma generando un ipercompenso, che diverrà causa di un nuovo scompenso posturale del dispositivo osseo e muscolare posto a monte del distretto pregressamente interessato. Tali effetti possono trasmettersi sempre più in alto, fino a coinvolgere il cingolo scapolare, che è un’altra stazione intermedia, ove possono compensarsi od esaurirsi squilibri ascendenti a partenza dalle porzioni più inferiori del sistema posturale.
Successivamente, verrà interessato il distretto cranio - cervico - mandibolare, che è quello di nostra competenza specialistica.
E’ cosi che si genera una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare Ascendente, cioè quel tipo di patologia disfunzionale, che ha come causa etiologica uno squilibrio posturale, che può presentarsi -come già detto- a causa di una alterazione dell’arco plantare, una dismetria degli arti, degli squilibri vertebrali con cifosi, lordosi, scoliosi patologiche, così frequenti nei giovani d’oggi, fino a manifestarsi con un sovraccarico disfunzionale delle strutture osteo-mio-articolari del distretto cranio - cervico - mandibolare, con la relativa polisintomatologia specifica.
Oggi tanti vizi di postura si notano in ragazzi o adolescenti, che frequentemente sia nello studio che nel tempo libero ed in varie altre occasioni di vita, assumono posizioni viziate, errate e non fisiologiche.
Il motivo per cui le deviazioni del “dispositivo assile” -di cui arti inferiori, bacino e colonna vertebrale fanno parte - si trasmettono al distretto cranio-mandibolare causando anche disfunzioni delle articolazioni temporo-mandibolari, è dovuto al fatto che tutte le ossa sono “immerse” in masse muscolari. Nel caso in cui un segmento osseo sia deviato, i segmenti a monte vengono tensionati dalle masse muscolari, come farebbero degli elastici in tensione, causando sui segmenti ossei a monte ulteriori tensionamenti e interessando, in ultima analisi, anche la mandibola, che è collegata indirettamente alla colonna vertebrale tramite alcuni muscoli che la ancorano al cranio, all’osso joide, etc.
Quindi, nel caso di una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari (A.T.M.),-che rappresenta una delle forme di Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare (D.C.C.M.) , -se è provata una caratteristica “ascendente”-, pur essendo presenti tutti i sintomi classici della disfunzione in oggetto: limitazione di apertura della bocca, rumori articolari , cefalea, cervicalgia, capogiri, acufeni, abbassamento dell’udito, etc.), l’intervento iniziale non dovrà essere Gnatologico, ma prettamente Ortopedico-Fisiatrico, cioè finalizzato alla soluzione delle cause etiopatogenetiche, onde evitare delle recidive. Solo successivamente a questo primo momento terapeutico, andrà effettuata una rivalutazione Gnatologica, finalizzata ad effettuare eventuali ulteriori interventi terapeutici specifici.
La Terapia, come in qualsivoglia branca medica, và sempre effettuata dopo la identificazione della causa (o le cause) di una patologia ed è finalizzata a curare la causa (o le cause) e non gli effetti!
Ma si può verificare anche l’evento opposto, cioè che una scoliosi, una cifosi o una lordosi patologiche, possano essere ricollegabili etiopatogeneticamente ad una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari con caretteristica “discendente”, in cui la“disfunzione delle A.T.M.”, per il solito coinvolgimento e tensionamento muscolare di cui già si è già parlato, possa coinvolgere i distretti vertebrali sottostanti. Ciò può avvenire soprattutto in età giovanile e può causare deviazioni della colonna vetebrale, che non devono essere trattate dall’Ortopedico o dal Fisiatra, perché darebbero sicuramente una recidiva, in quanto non verrebbe annullata la causa. In questi casi, l’intervento può essere condotto solo da uno Gnatologo Clinico, dopo una diagnosi specifica. Tale intervento durante l’itinerario terapeurico indirettamente correggerà ( in soggetti giovani ), anche le deviazioni esistenti nella colonna vertebrale. La “diagnostica differenziale” in questi casi, rappresenta un elemento diagnostico di fondamentale importanza. Ciò permette di evitare, soprattutto in età giovanile, inutili trattamenti terapeutici “non mirati”, con alto indice di recidiva.
La Intercettazione Diagnostica di questi Casi Clinici è deputata non solo agli Odontoiatri ed ai Gnatologi Clinici, ma anche agli Ortopedici ed ai Fisiatri, nonché ai Pediatri ed ai Medici di Base.

http://www.dentisti-italia.it Dott. S. Audino Palermo (PA)
Fin dalla più tenera età possono presentarsi cause con eziopatogenesi posturale, che esibiscono la potenzialità di generare delle Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari, che in questo specifico caso vengono definite “Ascendenti“. A queste concorrono causalmente -con alto indice statistico- tutte quelle condizioni di cattiva postura, che possiamo notare frequentemente nei nostri bambini, in cui la colonna vertebrale e tutta la muscolatura del dispositivo assile posturale, vengono deviate rispetto alla norma e sottoposte a continui fattori tensivi.
Queste condizioni, soprattutto in età di crescita, rappresentano un fattore notevolmente modificante, sul corretto sviluppo del dispositivo posturale e distretto cranio-cervico-mandibolare.
Le cause che possono comportare una turba posturale del bambino, sono numerose.
Un precoce inizio della deambulazione, può comportare deviazioni dell’arco plantare, cioè quella curva fisiologica che ha il piede, per garantire un carico equilibrato e ben distribuito di tutto il peso corporeo in stazione eretta.
Lo stesso vale per le dismetrie degli arti inferiori che possono insorgere in età infantile o adolescenziale a seguito, per esempio, di fratture degli arti inferiori soprattutto se curate con lunghi periodi di contenzione con gesso.
Qualunque evento che influisca negativamente sulla postura e sull’appoggio plantare, comporterà un asimmetrico tensionamento dei muscoli di un lato del corpo rispetto al controlaterale, dando luogo nel tempo, e soprattutto con il permanere dei fattori causali non corretti, ad uno squilibrio posturale dei distretti superiori.
La prima importante stazione posturale che può venire interessata nel caso di una dismetria degli arti inferiori o di un’alterazione dell’arco plantare del giovane Paziente è il bacino. Esso può presentarsi asimmetrico o spazialmente mal posizionato (squilibrio della linea bi-spino iliaca). Questo evento parafunzionale o disfunzionale, può coinvolgere anche la colonna vertebrale che, con una curva di compenso, può annullare o ridurre nei distretti più alti gli squilibri esistenti nei distretti inferiori.
Questo compenso però può avvenire in maniera eccessiva, compensando lo squilibrio, ma generando un ipercompenso, che diverrà causa di un nuovo scompenso posturale del dispositivo osseo e muscolare posto a monte del distretto pregressamente interessato. Tali effetti possono trasmettersi sempre più in alto, fino a coinvolgere il cingolo scapolare, che è un’altra stazione intermedia, ove possono compensarsi od esaurirsi squilibri ascendenti a partenza dalle porzioni più inferiori del sistema posturale.
Successivamente, verrà interessato il distretto cranio - cervico - mandibolare, che è quello di nostra competenza specialistica.
E’ cosi che si genera una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare Ascendente, cioè quel tipo di patologia disfunzionale, che ha come causa etiologica uno squilibrio posturale, che può presentarsi -come già detto- a causa di una alterazione dell’arco plantare, una dismetria degli arti, degli squilibri vertebrali con cifosi, lordosi, scoliosi patologiche, così frequenti nei giovani d’oggi, fino a manifestarsi con un sovraccarico disfunzionale delle strutture osteo-mio-articolari del distretto cranio - cervico - mandibolare, con la relativa polisintomatologia specifica.
Oggi tanti vizi di postura si notano in ragazzi o adolescenti, che frequentemente sia nello studio che nel tempo libero ed in varie altre occasioni di vita, assumono posizioni viziate, errate e non fisiologiche.
Il motivo per cui le deviazioni del “dispositivo assile” -di cui arti inferiori, bacino e colonna vertebrale fanno parte - si trasmettono al distretto cranio-mandibolare causando anche disfunzioni delle articolazioni temporo-mandibolari, è dovuto al fatto che tutte le ossa sono “immerse” in masse muscolari. Nel caso in cui un segmento osseo sia deviato, i segmenti a monte vengono tensionati dalle masse muscolari, come farebbero degli elastici in tensione, causando sui segmenti ossei a monte ulteriori tensionamenti e interessando, in ultima analisi, anche la mandibola, che è collegata indirettamente alla colonna vertebrale tramite alcuni muscoli che la ancorano al cranio, all’osso joide, etc.
Quindi, nel caso di una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari (A.T.M.),-che rappresenta una delle forme di Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare (D.C.C.M.) , -se è provata una caratteristica “ascendente”-, pur essendo presenti tutti i sintomi classici della disfunzione in oggetto: limitazione di apertura della bocca, rumori articolari , cefalea, cervicalgia, capogiri, acufeni, abbassamento dell’udito, etc.), l’intervento iniziale non dovrà essere Gnatologico, ma prettamente Ortopedico-Fisiatrico, cioè finalizzato alla soluzione delle cause etiopatogenetiche, onde evitare delle recidive. Solo successivamente a questo primo momento terapeutico, andrà effettuata una rivalutazione Gnatologica, finalizzata ad effettuare eventuali ulteriori interventi terapeutici specifici.
La Terapia, come in qualsivoglia branca medica, và sempre effettuata dopo la identificazione della causa (o le cause) di una patologia ed è finalizzata a curare la causa (o le cause) e non gli effetti!
Ma si può verificare anche l’evento opposto, cioè che una scoliosi, una cifosi o una lordosi patologiche, possano essere ricollegabili etiopatogeneticamente ad una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari con caretteristica “discendente”, in cui la“disfunzione delle A.T.M.”, per il solito coinvolgimento e tensionamento muscolare di cui già si è già parlato, possa coinvolgere i distretti vertebrali sottostanti. Ciò può avvenire soprattutto in età giovanile e può causare deviazioni della colonna vetebrale, che non devono essere trattate dall’Ortopedico o dal Fisiatra, perché darebbero sicuramente una recidiva, in quanto non verrebbe annullata la causa. In questi casi, l’intervento può essere condotto solo da uno Gnatologo Clinico, dopo una diagnosi specifica. Tale intervento durante l’itinerario terapeurico indirettamente correggerà ( in soggetti giovani ), anche le deviazioni esistenti nella colonna vertebrale. La “diagnostica differenziale” in questi casi, rappresenta un elemento diagnostico di fondamentale importanza. Ciò permette di evitare, soprattutto in età giovanile, inutili trattamenti terapeutici “non mirati”, con alto indice di recidiva.
La Intercettazione Diagnostica di questi Casi Clinici è deputata non solo agli Odontoiatri ed ai Gnatologi Clinici, ma anche agli Ortopedici ed ai Fisiatri, nonché ai Pediatri ed ai Medici di Base.
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