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mercoledì 23 novembre 2011

Occhio agli zainetti (ma il pericolo non è la scoliosi)

Il rischio non è che si trasformino in culturisti già alle scuole elementari. 
Anzi, se lo zaino è strapieno in agguato per gli scolari c’è solo il mal di schiena. 
E non la scoliosi, come spesso qualcuno sospetta. Il 95% dei genitori è preoccupato (e confuso) per le conseguenze di quello che i bambini portano sulle spalle dalla riapertura della scuola. 
Lo affermano i dati elaborati dall’Isico (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale) secondo i quali a maggior parte degli studenti italiani trasporta un carico che va dal 22% al 27,5% del proprio peso corporeo, e alcuni superano addirittura il 30% per almeno un giorno a settimana. 
Ed invece il carico massimo trasportabile da bambini e ragazzi in età scolare non dovrebbe superare il 15-20% del peso corporeo. 
A quali rischi è sottoposta la schiena dopo un anno di “trasporti eccezionali”? "Rassicuriamo subito i genitori: uno zainetto da solo non provoca alterazioni della colonna vertebrale - spiega Stefano Negrini, direttore scientifico di Isico -. 
In definitiva la scoliosi non viene per colpa dello zainetto o della cartella, tanto più che questa patologia, diffusa soprattutto tra la popolazione femminile, è da ricondurre soprattutto a cause genetiche e va corretta attraverso un trattamento riabilitativo o, solo nei casi più gravi, il ricorso all`intervento chirurgico”. 
Se i bambini non sono allenati e sono sedentari, precisa l’esperto, “uno zaino pesante potrebbe favorire l`insorgere del mal di schiena".
 
Ecco il decalogo dello zainetto a cura di Isico:
1. Lo zainetto non deve superare il 10%, massimo 15% del peso corporeo. Non deve essere troppo grande né pesare troppo; 
2. Lo zainetto deve avere uno schienale imbottito ma rigido, spallacci morbidi una maniglia e se possibile cinture addominali; 
3. Se possibile riempire lo zainetto in altezza (tasche superiori) o larghezza (tasche laterali) e non in profondità; 
4. Le cerniere dell’apertura a soffietto devono quindi essere aperte solo se indispensabile, e richiuse appena possibile; 
5. La lunghezza delle bretelle deve consentire che lo zainetto sia aderente alla schiena; 
6. Il materiale più pesante va sempre messo vicino allo schienale
7. Nel tragitto tra casa e scuola lasciare lo zainetto a terra (per esempio sull’autobus) o appoggiarlo ad un sostegno tutte le volte che è possibile; 
8. Lasciare a casa il materiale non indispensabile, scolastico e non; 
9. Non correre con lo zainetto in spalla e non tirare un compagno per lo zainetto;
10. Per mettere lo zainetto in spalla appoggiarlo su un ripiano. 
11. Usare entrambe le bretelle
 
di cosimo colasanto su http://salute24.ilsole24ore.com

giovedì 13 ottobre 2011

Scoliosi o postura sbagliata?


Si parla tanto di scoliosi nei bambini e nei ragazzi, spesso impropriamente, definendo scoliosi qualunque incurvamento della colonna vertebrale. Invece la scoliosi vera e propria è una deformità che ha caratteristiche ben precise e che, riconosciuta e curata tempestivamente, ha ottime possibilità di non creare problemi in età adulta.

Affrontiamo l’argomento con il dott. Stefano Negrini, medico fisiatra di Isico, l’Istituto Scientifico Italiano Colonna vertebrale di Milano.Che cos’è la scoliosi. La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale, associata a una torsione delle vertebre. Interessa in media il 2-3% della popolazione, con una prevalenza delle femmine rispetto ai maschi (7 su 10).

Le cause. 

“Nell’85% dei casi la scoliosi è idiopatica, cioè non se ne conoscono con precisione le cause” spiega il dott. Negrini. “Probabilmente si tratta di una malattia genetica multifattoriale, che deforma la colonna vertebrale in modo progressivo. Si è visto però che c’è una predisposizione familiare, per cui se già la mamma o la nonna ne hanno sofferto, il bambino ha maggiori probabilità di esserne colpito. Non è vero invece che la scoliosi sia determinata dalle posture scorrette o dal peso eccessivo degli zaini che i bambini portano ogni giorno a scuola, che possono semmai causare a lungo andare dolori alla schiena”. Nelle altre forme meno frequenti, dette secondarie, la scoliosi può dipendere da patologie neurologiche, congenite, metaboliche.

Quando si manifesta. 
Durante la crescita, in particolare tra i 10 e i 13 anni, età caratterizzata da una rapida crescita della struttura ossea.

Come ci si accorge se c’è. 
Basta fare un semplice test, detto “Adams test”: si fa piegare il ragazzo in avanti a gambe tese; se c’è scoliosi, un lato della schiena appare più alto rispetto all’altro. In tal caso occorre informare il pediatra, che indirizzerà verso lo specialista di scoliosi (fisiatra od ortopedico). Per la conferma della diagnosi lo specialista prescriverà una radiografia della colonna in piedi.Non confondere la scoliosi con l’atteggiamento scoliotico. La scoliosi è una patologia vera e propria, che non ha nulla a che vedere con i cosiddetti “atteggiamenti scoliotici”, che sono dei vizi di portamento, che fanno assumere ai bambini posture che incurvano la colonna vertebrale” precisa il fisiatra. “Si tratta di atteggiamenti viziati dovuti principalmente a mancanza di attività fisica ed a posizioni scorrette mantenute a lungo, ma non corrispondono ad una effettiva deformazione della colonna vertebrale. Distinguere l’atteggiamento scoliotico dalla scoliosi vera e propria è semplice, perché facendo il test di Adams non si rileva alcuna curvatura”.Importante una diagnosi precoce. La scoliosi è una patologia ad evoluzione piuttosto rapida, soprattutto durante la pubertà. Più presto si riconosce, più presto si possono cominciare i trattamenti; se si aspetta troppo si rischia di trovarsi di fronte ad una scoliosi più grave che richiede trattamenti più lunghi e severi. Se invece si interviene subito, quasi sempre si riesce a frenarne l’evoluzione ed a volte a migliorare la deformità della colonna, sempre con ottimi risultati anche dal punto di vista estetico.

A chi rivolgersi. 
Innanzitutto al pediatra, che indirizzerà verso un fisiatra o un ortopedico specializzato in scoliosi. E’ molto importante infatti rivolgersi a professionisti esperti del problema, che sapranno consigliare tempestivamente le terapie più indicate in base all’entità della scoliosi.

Come si cura. 
La terapia va per gradini, in base alla gravità dell’alterazione della colonna. Nei casi molto lievi, la situazione viene semplicemente monitorata attraverso visite periodiche, perché non è destinata a creare problemi in età adulta: l’importante è che non peggiori. Se si rileva un peggioramento o la scoliosi è già più importante alla prima scoperta, vengono insegnati degli esercizi specifici, da ripetere con costanza due-tre volte alla settimana. Questi sono in grado di rallentare l’evoluzione ed hanno lo scopo di evitare un corsetto.Nei casi più seri, in cui è necessario bloccare assolutamente la patologia e possibilmente migliorare, è necessario mettere il corsetto, che ad oggi è la terapia più efficace per curare la scoliosi. Ce ne sono diversi tipi, da indossare dalle 18 alle 24 ore al giorno. Normalmente il corsetto è basso, ascellare, quindi si riesce a nascondere bene sotto i vestiti (e questo lo rende molto più accettabile da un punto di vista psiclogico). “Con un corsetto ben fatto il ragazzo può (e deve) condurre una vita del tutto simile a quella dei suoi coetanei” precisa il dott. Negrini, “così come può fare ginnastica a scuola o praticare sport. L’attività fisica anzi è assolutamente consigliabile perché migliora l’efficacia del corsetto”. Quasi mai si rende necessario il corsetto con il collare.Sempre meno usato invece il gesso, che recentemente è stato sostituito da un nuovo tipo di corsetto, sicuramente meno impegnativo da portare.Solo nei rari casi in cui la terapia non sortisce gli effetti sperati o se la scoliosi viene scoperta con molto ritardo e non è più possibile arrestarne l’evoluzione, è necessario ricorrere al bisturi.

Attenzione alla psiche.
Quando si deve sottoporre il ragazzo ad una terapia lunga ed impegnativa come quella per la scoliosi, è importante non trascurare neanche gli aspetti psicologici, tenendo conto che si tratta di un’età in cui ci si confronta con i coetanei ed è facile sentirsi diversi, soprattutto se costretti ad indossare un corsetto per tutto il giorno. Ecco perché è importante un counseling di tipo psicologico (normalmente effettuato dagli esperti che curano la scoliosi e solo in rarissimi casi da psicologi), non solo con il ragazzo ma anche con i genitori, affinché aiutino il figlio ad affrontare il problema nel modo giusto.

Autore: Angela Bisceglia www.nostrofiglio.it

giovedì 15 settembre 2011

Problemi vertebrali, scoliosi: andiamo dal dentista!

Nel caso di una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare Discendente, l'Odontoiatra indirettamente puo' concorrere con le sole terapie gnatologiche a ridurre o risolvere i sovraccarichi o le deviazioni posturali della colonna vertebrale .

Fin dalla più tenera età possono presentarsi cause con eziopatogenesi posturale, che esibiscono la potenzialità di generare delle Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari, che in questo specifico caso vengono definite “Ascendenti“. A queste concorrono causalmente -con alto indice statistico- tutte quelle condizioni di cattiva postura, che possiamo notare frequentemente nei nostri bambini, in cui la colonna vertebrale e tutta la muscolatura del dispositivo assile posturale, vengono deviate rispetto alla norma e sottoposte a continui fattori tensivi.

Queste condizioni, soprattutto in età di crescita, rappresentano un fattore notevolmente modificante, sul corretto sviluppo del dispositivo posturale e distretto cranio-cervico-mandibolare.

Le cause che possono comportare una turba posturale del bambino, sono numerose.

Un precoce inizio della deambulazione, può comportare deviazioni dell’arco plantare, cioè quella curva fisiologica che ha il piede, per garantire un carico equilibrato e ben distribuito di tutto il peso corporeo in stazione eretta.
Lo stesso vale per le dismetrie degli arti inferiori che possono insorgere in età infantile o adolescenziale a seguito, per esempio, di fratture degli arti inferiori soprattutto se curate con lunghi periodi di contenzione con gesso.

Qualunque evento che influisca negativamente sulla postura e sull’appoggio plantare, comporterà un asimmetrico tensionamento dei muscoli di un lato del corpo rispetto al controlaterale, dando luogo nel tempo, e soprattutto con il permanere dei fattori causali non corretti, ad uno squilibrio posturale dei distretti superiori.

La prima importante stazione posturale che può venire interessata nel caso di una dismetria degli arti inferiori o di un’alterazione dell’arco plantare del giovane Paziente è il bacino. Esso può presentarsi asimmetrico o spazialmente mal posizionato (squilibrio della linea bi-spino iliaca). Questo evento parafunzionale o disfunzionale, può coinvolgere anche la colonna vertebrale che, con una curva di compenso, può annullare o ridurre nei distretti più alti gli squilibri esistenti nei distretti inferiori.
Questo compenso però può avvenire in maniera eccessiva, compensando lo squilibrio, ma generando un ipercompenso, che diverrà causa di un nuovo scompenso posturale del dispositivo osseo e muscolare posto a monte del distretto pregressamente interessato. Tali effetti possono trasmettersi sempre più in alto, fino a coinvolgere il cingolo scapolare, che è un’altra stazione intermedia, ove possono compensarsi od esaurirsi squilibri ascendenti a partenza dalle porzioni più inferiori del sistema posturale.
Successivamente, verrà interessato il distretto cranio - cervico - mandibolare, che è quello di nostra competenza specialistica.

E’ cosi che si genera una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare Ascendente, cioè quel tipo di patologia disfunzionale, che ha come causa etiologica uno squilibrio posturale, che può presentarsi -come già detto- a causa di una alterazione dell’arco plantare, una dismetria degli arti, degli squilibri vertebrali con cifosi, lordosi, scoliosi patologiche, così frequenti nei giovani d’oggi, fino a manifestarsi con un sovraccarico disfunzionale delle strutture osteo-mio-articolari del distretto cranio - cervico - mandibolare, con la relativa polisintomatologia specifica.

Oggi tanti vizi di postura si notano in ragazzi o adolescenti, che frequentemente sia nello studio che nel tempo libero ed in varie altre occasioni di vita, assumono posizioni viziate, errate e non fisiologiche.

Il motivo per cui le deviazioni del “dispositivo assile” -di cui arti inferiori, bacino e colonna vertebrale fanno parte - si trasmettono al distretto cranio-mandibolare causando anche disfunzioni delle articolazioni temporo-mandibolari, è dovuto al fatto che tutte le ossa sono “immerse” in masse muscolari. Nel caso in cui un segmento osseo sia deviato, i segmenti a monte vengono tensionati dalle masse muscolari, come farebbero degli elastici in tensione, causando sui segmenti ossei a monte ulteriori tensionamenti e interessando, in ultima analisi, anche la mandibola, che è collegata indirettamente alla colonna vertebrale tramite alcuni muscoli che la ancorano al cranio, all’osso joide, etc.

Quindi, nel caso di una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari (A.T.M.),-che rappresenta una delle forme di Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare (D.C.C.M.) , -se è provata una caratteristica “ascendente”-, pur essendo presenti tutti i sintomi classici della disfunzione in oggetto: limitazione di apertura della bocca, rumori articolari , cefalea, cervicalgia, capogiri, acufeni, abbassamento dell’udito, etc.), l’intervento iniziale non dovrà essere Gnatologico, ma prettamente Ortopedico-Fisiatrico, cioè finalizzato alla soluzione delle cause etiopatogenetiche, onde evitare delle recidive. Solo successivamente a questo primo momento terapeutico, andrà effettuata una rivalutazione Gnatologica, finalizzata ad effettuare eventuali ulteriori interventi terapeutici specifici.

La Terapia, come in qualsivoglia branca medica, và sempre effettuata dopo la identificazione della causa (o le cause) di una patologia ed è finalizzata a curare la causa (o le cause) e non gli effetti!

Ma si può verificare anche l’evento opposto, cioè che una scoliosi, una cifosi o una lordosi patologiche, possano essere ricollegabili etiopatogeneticamente ad una Disfunzione delle Articolazioni Temporo Mandibolari con caretteristica “discendente”, in cui la“disfunzione delle A.T.M.”, per il solito coinvolgimento e tensionamento muscolare di cui già si è già parlato, possa coinvolgere i distretti vertebrali sottostanti. Ciò può avvenire soprattutto in età giovanile e può causare deviazioni della colonna vetebrale, che non devono essere trattate dall’Ortopedico o dal Fisiatra, perché darebbero sicuramente una recidiva, in quanto non verrebbe annullata la causa. In questi casi, l’intervento può essere condotto solo da uno Gnatologo Clinico, dopo una diagnosi specifica. Tale intervento durante l’itinerario terapeurico indirettamente correggerà ( in soggetti giovani ), anche le deviazioni esistenti nella colonna vertebrale. La “diagnostica differenziale” in questi casi, rappresenta un elemento diagnostico di fondamentale importanza. Ciò permette di evitare, soprattutto in età giovanile, inutili trattamenti terapeutici “non mirati”, con alto indice di recidiva.

La Intercettazione Diagnostica di questi Casi Clinici è deputata non solo agli Odontoiatri ed ai Gnatologi Clinici, ma anche agli Ortopedici ed ai Fisiatri, nonché ai Pediatri ed ai Medici di Base.

http://www.dentisti-italia.it Dott. S. Audino Palermo (PA)