Visita il mio sito

Visita il mio nuovo sito

lunedì 11 giugno 2012

SHIATSU E SPORT

Quando un atleta affronta una gara, non soltanto gareggia con tutto il suo corpo, ma partecipa anche con il suo spirito, con le sue motivazioni, con la sua voglia di divertirsi e di vincere. Nello sport il “Ben-Essere”, ossia lo stare bene con se stessi, si raggiunge quando la partecipazione a un’attività agonistica, o semplicemente sportiva, è globale e coinvolge armoniosamente sia il fisico sia lo spirito.Tutti gli allenatori sanno che il livello di prestazione si migliora non solo ponendo attenzione a tecnica, tattica, preparazione fisica e alimentazione, ma anche ai periodi di alternanza sonno — veglia, alla qualità di utilizzo del tempo libero, all’attività sessuale, alle amicizie e anche a ciò che si pensa e a come lo si pensa.Un allenatore, perciò, nel programmare gli allenamenti, deve tenere presente tutti i componenti della qualità della vita, perché tutte entrano in gioco e contribuiscono a modellare il comportamento finale che un atleta esprime nella prestazione agonistica. Tuttavia, risulta difficile prendere in considerazione tutte queste variabili (soprattutto quelle emotive e psicologiche) in quanto, in alcuni casi, è l’atleta stesso a non essere cosciente che “emozioni bloccate o problemi della giornata” possano influire sul proprio fisico e di conseguenza sulla sua prestazione, sia in allenamento che in gara.Un’arte come lo Shiatsu che ha come scopo principale l’armonizzazione di “corpo - mente — spirito” di una persona, può rappresentare un valido supporto psico - fisico per gli sportivi. Riequilibrando l’energia corporea dei singoli atleti, i trattamenti Shiatsu permettono di agire positivamente su “fattori chiave” influenzanti la prestazione sportiva come lo stato di salute, i valori fisici e psichici e l’efficienza tecnico tattica dell’organismo.  
LO STATO DI SALUTE 
Per uno sportivo, soprattutto a livello agonistico, è necessario mantenere e preservare uno stato di salute tale da non compromettere il lavoro svolto durante la fase di preparazione alla gara. Da un lato una buona condizione fisica generale consente all’atleta di aumentare il suo rendimento sia in allenamento che in competizione; dall’altro, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati e programmati, è inevitabile che ogni sportivo presenti un buon stato di salute di base.Attraverso la stimolazione dei processi di autoguarigione dell’individuo, lo Shiatsu rappresenta un ottimo sostegno nella prevenzione e nella cura di malattie e infortuni nei quali può incorrere un atleta.I trattamenti Shiatsu, praticati effettuando pressioni su punti o zone della cute ritenuti in carenza o in eccesso di energia da parte dell’operatore, permettono il raggiungimento di un equilibrio psicofisico necessario al mantenimento di uno stato di salute adeguato alle differenti attività sportive.  
VALORI FISICI 
La Scioltezza articolare Molteplici sono gli effetti che i trattamenti Shiatsu hanno sul corpo, muscolarmente potente, di atleti di alto livello: maggior scioltezza articolare, più forza elastica e di conseguenza un aumento della potenza nei colpi. Le pressioni lunghe e prolungate tipiche dello Shiatsu vanno a lavorare in profondità sul tessuto ed incidono sugli strati più profondi del sistema muscolare. Tali pressioni liberano le tensioni e permettono, con un lavoro mirato di stretching, di ottenere un sistema muscolare più elastico e resistente allo stress agonistico. Ne risulta quindi che gli atleti che praticano sport come la pallavolo, il tennis, la pallanuoto, ecc... in cui l’ampiezza articolare dipende strettamente dal grado di scioltezza articolare, ottengono un aumento nella potenza impressa ai colpi. Inoltre, attraverso il rilassamento di muscoli ipertonici (in conseguenza a traumi fisici o emotivi), le applicazioni Shiatsu pervengono ad un aumento della mobilità e dell’elasticità muscolare dell’atleta che incidono significativamente sulla diminuzione degli infortuni.Differenti, invece, sono gli effetti dello Shiatsu sulla forza esplosiva la quale è più legata alle caratteristiche fisiche muscolari dell’atleta e al tipo di allenamento sul potenziamento della fascia muscolare proposto dall’allenatore. In questo caso, lo Shiatsu risulta avere un’influenza minore in quanto esso lavora più sul rilassamento muscolare che sul potenziamento. 
La Postura 
Per postura s’intende posizione reciproca delle varie parti del corpo in stazione eretta, facendo implicitamente riferimento all’attività muscolare necessaria per mantenere tale stato. In un normale stato di postura l’attività muscolare è ridotta al minimo e non interferisce negativamente con le normali funzioni degli altri apparati e sistemi, anzi vi contribuisce. Nel mantenere la postura i muscoli delle diverse regioni corporee lavorano coordinatamente opponendosi alla forza di gravità (ecco perché non si può dormire in piedi) e bilanciandosi a vicenda. Quando la posizione assunta dal corpo, in piedi o seduti, non è corretta, i muscoli sono costretti ad uno sforzo maggiore e causano affaticamento. In effetti, essendo numerose le parti del corpo che si devono riequilibrare tra di loro, basta che una di esse sia in tensione per provocare uno sbilanciamento del baricentro del corpo. Per evitare la caduta, i muscoli dovranno supplire a questa tensione con altre contrazioni che la contrastino. E’ sufficiente che la testa sia spostata di qualche millimetro che, per reazione, entrano in gioco una serie di contrazioni muscolari (dal capo fino ai piedi) per compensare questo squilibrio. Il problema è che la maggior parte degli atleti è incapace di dire se tiene una spalla più alta dell’altra, quale è l’espressione del proprio viso o se la tensione dei muscoli lunghi del dorso è simmetrica sui due lai della colonna, di conseguenza se assume posture errate non si rende conto di quanta energia sprechi nel corso della giornata. Inoltre le posture suddette, a lungo andare, potrebbero peggiorare i difetti della statica, condizionando lo scheletro fino a modificarne la struttura.Per ritrovare naturalmente una posizione corretta, occorre prendere coscienza di tutte le contrazioni eccessive che irrigidiscono i muscoli inutilmente e, man mano che riusciamo ad eliminarle, ritroveremo nei nostri movimenti la grazia e l’instancabilità tipica dell’età infantile. In questo contesto, lo Shiatsu opera su due livelli fondamentali:- i trattamenti inducono nel corpo del ricevente un profondo stato di rilassamento che agevola la consapevolezza delle contrazioni da parte dell’individuo;- l’operatore, attraverso la tecnica delle due mani separate, agisce sui punti del corpo che presentano un eccesso d’energia al fine di distribuirla equamente alle altre parti che ne sono carenti. L’attenzione della persona sarà rivolta alla percezione delle proprie contrazioni. Rendendo consapevole il processo di rilascio delle tensioni, viene data la possibilità al corpo di correggere il suo squilibrio e di aggiustarsi naturalmente. Man mano che si sviluppa la coscienza della postura, si può operare per riportare il corpo in un rapporto armonioso con se stesso e con la gravità 
La Fascia 
Il 60% della massa corporea è costituito dal sistema muscolo — scheletrico. C'è una continuità strutturale e funzionale fra i tessuti, duri e molli, che costituiscono la componente meccanica della macchina umana. Bisogna scoraggiare la tendenza a considerare una lesione locale isolata dal resto e accrescere la consapevolezza sulla natura interdipendente di questo raggruppamento di tessuti. Il sistema muscolo — scheletrico è composto di muscoli, legamenti, tendini, ossa e fascia (tessuto connettivo) ed è il principale consumatore dell’energia corporea. Tessuto connettivo formato da una sostanza “granulosa” simile a gel con una base fibrosa, la fascia possiede flessibilità e allo stesso tempo grande forza. Essa si trova fra ogni strato della muscolatura, attorno ad ogni organo e in ogni cavità corporea. Avvolge il midollo, il cervello ed ogni osso e si trova persino negli spazi intercellulari. La fascia esiste sotto forma di tessuto continuo in tutti gli strati del corpo. Questo significa che un’anomalia della fascia in un punto del corpo può avere un effetto negativo su qualsiasi altra area.La fascia, quindi, influenza in modo importante la postura e la funzione di ogni organo ed ogni sistema del corpo. Nello Shiatsu la ripetizione ritmica di compressioni profonde dei tessuti produce un effetto di stiramento — rilasciamento dei tessuti connettivi e delle fasce: questo permette di regolarizzare le tensioni meccaniche, alle quali la struttura altamente specializzata dell’atleta è sottoposta. Ricerche effettuate in Cina hanno indicato che il flusso dell’energia attraverso il meridiano viene condotto nel corpo tramite la fascia, inoltre, studi scientifici sulle basi neurofisiologiche dell’agopuntura dimostrano come la stimolazione meccanica dei punti di agopuntura produca, anche attraverso la sola pressione, importanti stimolazioni dei centri nervosi superiori, a livello della sostanza reticolare, del talamo, dell’ipotalamo e addirittura di molti nuclei sottocorticali. A questo meccanismo vanno probabilmente attribuiti i numerosi e talvolta vistosi effetti di regolazione neurovegetativa che si ottengono con la Shiatsuterapia.Ogni volta che si applica una pressione su di un punto dell’agopuntura (tsubo) o allunghiamo un braccio o una gamba, influenziamo direttamente la fascia. 
VALORI PSICHICI 
Corpo e mente non sono due mondi separati, ma sono due parti, in continua influenza reciproca, di un tutt’uno: l’uomo, nella sua unità somato — psichica. In ambito medico è ormai largamente condivisa l’idea che il benessere fisico abbia una sua influenza su sentimenti ed emozioni e che a loro volta questi ultimi abbiano una certa ripercussione sul corpo (PNEI).Le emozioni e gli stati psichici , pur non organizzandosi in vere e proprie malattie, si esprimono attraverso il corpo, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress.Quando un individuo sente di essere in pericolo, vero o immaginario, tutto l’organismo ne è coinvolto e per proteggersi dal pericolo attiva il meccanismo omeostatico. Un quadro di stress cronico in tutto l’organismo produrrà a lungo andare contrazioni muscolari che a loro volta, se prolungate, avranno serie conseguenze, ad esempio sul sistema cardiovascolare. Persino una semplice contrazione muscolare del braccio, se prolungata, farà alzare la pressione del sangue da 10 mm. a 20 mm Hg. Tutte le alterazioni emozionali si rispecchiano in altrettante alterazioni muscolari. Atteggiamenti emozionali, come la rabbia o la paura, e stati d’animo, come l’eccitamento o la depressione, producono atteggiamenti muscolari caratteristici. La somatizzazione di un’emozione o di uno stato psicologico generalmente ha una durata di tempo limitata, cessa con il cessare dell’elemento scatenante e non presuppone una lesione d’organo. Se tale somatizzazione permane al cessare dell’elemento scatenante determina un uso costante e non necessario di energia che con il tempo viene sottratta alle funzioni vitali del corpo.Per avere una buona performance sportiva è fondamentale che l’apparato muscolo — scheletrico — psichico dell’atleta siano in equilibrio e al massimo dell’efficienza, al fine di poter attingere (soprattutto al momento della gara) a tutte le risorse energetiche a disposizione. Un operatore Shiatsu, soprattutto attraverso il metodo di Masunaga (meridiani come funzioni vitali a cui associare differenti stati psichici), sa benissimo che, nel momento in cui porta la pressione in una determinato zona corporea, il punto energetico non è solo legato ai muscoli sottostanti ma fa riferimento ad una condizione psicologica particolare e di conseguenza ad un’emozione ben precisa: il riequilibrio avviene sia a livello fisico che psichico.I trattamenti Shiatsu permettono di ridurre il livello d’ansia e le paure pre - gara dell’atleta consentendogli un maggiore controllo psicofisico dei suoi mezzi durante competizione. Si potranno così evitare livelli di elevata tensione, principali cause di dispendi irregolari di energie (tali da causare stati depressivi) e di diminuzione del grado di concentrazione dello sportivo. Inoltre, lo Shiatsu, consentendo un più veloce recupero psicofisico in fase post - gara, permette di controllare e quindi diminuire i momenti depressivi conseguenti ad un insuccesso e quelli di sproporzionata euforia in caso di vittoria, stati psichici che, se protratti possono nuocere progressivamente al rendimento individuale dell’atleta (soprattutto per atleti che sono sottoposti ad impegni ravvicinati). 1.3.1. La ConcentrazioneStato mentale in cui la mente usa la maggior parte delle sue abilita’ nell’assolvere un compito determinato, il livello di concentrazione è un fattore determinante in uno sportivo in quanto permette di effettuare rapidamente scelte tattiche appropriate. Quando la mente è concentrata su qualcosa, gli altri stimoli vengono ignorati in proporzione all’intensità della concentrazione stessa tanto che emozioni troppo intense e dolori muscolari possono distogliere o monopolizzare l’attenzione dell’atleta sottraendola alla concentrazione necessaria per lo svolgimento della gara e alle capacita’ tattiche.L’obiettivo complessivo dell’atleta, soprattutto in campo agonistico, è di realizzare la prestazione in modo ottimale (nel breve, medio e lungo periodo), attraverso un’organizzazione di un piano di impiego delle sue risorse, tecniche ed energetiche, in funzione dell’ambiente e dell’avversario.Sia in discipline sportive individuali che di squadra, la scelta tattica può risultare fluttuante e complessa: numerose decisioni devono essere prese in lassi di tempo ridotti ed é quindi necessario che il livello di concentrazione dell’atleta rimanga elevato. Dopo un trattamento Shiatsu l’atleta, anche a distanza di ore, si sente più leggero, maggiormente equilibrato e prova un piacevole senso di calma, condizione che gli permette di essere più lucido mentalmente e di concentrare tutta l’attenzione allo svolgimento della gara. Questo, inoltre, permette all’atleta di evitare tutti quegli infortuni o incidenti dovuti a disattenzione. 



Per rilevare come il trattamento Shiatsu agisce sui fattori chiave caratterizzanti la prestazione sportiva, è interessante considerare e analizzare le risposte date dagli atleti alla domanda n. 13 “In seguito ai trattamenti...”. 
La quasi totalità degli atleti trattati ha riscontrato un netto miglioramento soprattutto nelle capacità di rilassamento e di concentrazione (rispettivamente 76,7 %, 80 %). Questi risultati incidono direttamente sulle performances sportive (aumentate nel 70,3% dei casi): una migliore capacità di rilassamento consente infatti sia di evitare un iper tono muscolare (in fase di preparazione alla gara) sia di recuperare più velocemente lo stress psicofisico seguente la competizione. Inoltre, un aspetto particolarmente positivo è dato dal fatto che l’elevato grado di concentrazione è stato riscontrato soprattutto da atleti praticanti discipline sportive di lunga durata (pallavolo, pallanuoto...), conferendogli una maggior costanza e linearità nel valutare la situazione tattica durante lo sforzo agonistico.Per quanto riguarda il grado di scioltezza, il 43% degli intervistati ha rilevato un miglioramento, mentre il 37,7 % non ha riscontrato variazioni significative. Atleti praticanti attività sportive come il calcio, la pallavolo, la pallacanestro e la pallanuoto, hanno riscontrato che la maggior scioltezza acquisita si è concretizzata in un aumento delle performances sportive (maggior potenza nei colpi) e soprattutto in una diminuzione di traumi e infortuni muscolari (contratture, stiramenti, distorsioni) ai quali erano frequentemente soggetti. Gli intervistati che hanno rilevato un grado di scioltezza costante, sono coloro che hanno praticato in passato la ginnastica ritmica, artistica e la danza, attività sportive le quali necessitano di una scioltezza articolare di base assai elevata.I trattamenti hanno avuto risultati positivi anche per quanto riguarda il grado “d’ansietà” che è diminuito per il 63% dei soggetti e ne è rimasto invariato per il 37%. La maggior tranquillità e lucidità dovute alla diminuzione degli stati ansiosi, ha conferito agli atleti un elevato grado di concentrazione ed un maggior controllo dei propri mezzi psico - fisici, aumentandone la prestazione durante la gara. Tuttavia, l’ansietà è una caratteristica che si differenzia a seconda dell’individuo: atleti di per sé meno ansiosi non hanno riscontrato miglioramenti significativi in tale parametro, mentre soggetti apprensivi e agitati di natura ne hanno rilevato una netta diminuzione.Considerando il parametro “sopportazione al dolore”, le risposte degli atleti evidenziano un miglioramento nel 60% dei casi, e una situazione invariata per il 20% degli sportivi (il restante 20% non ha saputo rispondere). L’equilibrio delle ultime risposte è dovuto da due fattori: da un lato, la difficoltà nel saper valutare correttamente tale parametro da parte dei riceventi; dall’altro, è evidente che il numero e la frequenza dei trattamenti influisce positivamente nell’aumentare la soglia di sopportazione al dolore. Inoltre, è importante rilevare che anche durante lo svolgimento di una singola seduta, le pressioni da me attuate divenivano progressivamente più profonde e intense, esercitando con più facilità anche nelle zone particolarmente sensibili al dolore. Di conseguenza, perché un ciclo di trattamenti agisca significativamente sulla percezione del dolore da parte dell’atleta, sono necessarie un minimo di sei sedute effettuate a breve distanza l’una dall’altra.Occorre comunque distinguere tra soggetti praticanti attività agonistiche, che presentano una più elevata sopportazione al dolore in quanto più abituati a situazioni di sofferenza, ed atleti amatoriali, per i quali gli allenamenti sono mento intensi e stancanti: per influire sulla soglia del dolore è necessario un numero maggiore di sedute per i primi rispetto ai secondi. Il 60% degli intervistati ha inoltre affermato che i trattamenti Shiatsu hanno influito a migliorare la propria percezione corporea, agendo positivamente sulla postura degli stessi. Sebbene i riceventi fossero tutti atleti agonisti, essi presentavano delle carenze a livello di conoscenza personale del proprio corpo, elemento che si traduceva in una bassa percezione di atteggiamenti viziati, alcuni dei quali causati dalla stessa attività sportiva (spalle curve dei pallavolisti; l’appoggio del peso corporeo sempre sullo stesso lato, anche in momenti di riposo, per i tennisti; un atteggiamento di iperlordosi per le praticanti di aerobica, cifosi per cestisti e motociclisti…). Attraverso le pressioni e gli stiramenti, si riporta una corretta postura nella persona e l’effetto congiunto del rilassamento profondo — percezione corporea consente di fissare i cambiamenti. “ ...riesco ad avere le spalle più aperte”, “in condizioni di riposo riesco a percepire maggiormente il rilassamento dei muscoli”, “posizione più eretta del dorso”...., queste sono alcune delle testimonianze date dagli atleti che hanno riscontrato un effettivo cambiamento nella postura (40%). La quasi totalità degli atleti (28 su 30) sottoposti a trattamenti Shiatsu ha raggiunto un elevato grado di rilassamento profondo tale da indurre stati alterati di coscienza [1], rivelando che il ricevente non si trovi in una fase di sonno, nella quale si perderebbe coscienza di ciò che sta facendo l’operatore. Le immagini e le sensazioni emotive indicate dagli atleti confermano il raggiungimento dello stato alterato di coscienza. Due delle sensazioni riportate nel questionario rappresentano stadi successivi nella percezione dello stato di rilassamento: la prima sensazione, riscontrata dal 16,7% degli atleti, è un senso di pesantezza attraverso il quale si percepisce in tutto il corpo l’attrazione terrestre, come se la terra fosse una gigantesca calamita che lo attira; la seconda sensazione è quella in cui si il corpo diventa leggerissimo tanto da sentirsi galleggiare fuori di esso, è stata provata dal 33.3% degli sportivi. Escludendo queste due sensazioni, il 93.4 % degli intervistati ha visualizzato immagini o percepito sensazioni particolari come ad esempio: “Sono sott’acqua, come mi è capitato tante volte di finire durante una gara, ma stranamente respiro l’acqua come se fosse aria.”; oppure “Ho la sensazione di fluttuare in un liquido, il mio corpo gira su sé stesso. Non mi rendo più conto dove sia l’alto o il basso, non ho più punti di riferimento”; e ancora “Ho come la sensazione di ritornare nel grembo materno”.In ogni caso, lo Shiatsuka non è uno psicologo e non è suo compito l’analisi delle emozioni e delle visualizzazioni mentali avute dai soggetti, sebbene le loro risposte aiutino indirettamente l’operatore nel completare la sua diagnosi su ogni singolo individuo. 
CONCLUSIONI 
VANTAGGI E LIMITI DELLO SHIATSU NELLO SPORT 
Secondo le risposte date dai 30 atleti, sottoposti ai trattamenti, i principali vantaggi dello Shiatsu nello sport possono essere sintetizzati come segue: - Tutti gli atleti, indipendentemente dallo sport praticato (20% pallavolo e pallacanestro, 16.7% calcio, 13.3% tennis e aerobica, 10% motocross), riferiscono invariabilmente un effetto potente di defaticamento e la sensazione di avere a disposizione molta più energia del solito.- Lo Shiatsu aiuta a recuperare più facilmente le energie anche dopo gare estremamente dure: durante la seduta avviene infatti un cambiamento visibile dell’espressione e dello stato energetico anche perché l’atleta si rilassa, lascia uscire le tensioni, respira in modo lento e profondo e non pensa alla gara, ma solo al proprio corpo e alla propria energia. - Lo Shiatsu è utile all’atleta indipendentemente dalla disciplina sportiva da lui praticata. Questo perché i risultati delle stimolazioni hanno avuto sugli intervistati effetti diretti come un aumento del flusso respiratorio più ampio e profondo, un aumento del rendimento atletico con sensazioni di maggiore scioltezza, un aumento della concentrazione e una gradevole sensazione di rilassamento durante la pratica Shiatsu. Lo Shiatsu agisce congiuntamente sul corpo — mente — spirito dello sportivo, e non solo a livello fisico.- Gli sportivi, soprattutto quelli agonisti, hanno rivelato una bassa percezione corporea, sebbene il corpo costituisca la parte più curata negli allenamenti. Il trattamento Shiatsu potrebbe quindi rappresentare un valido supporto agli attuali esercizi di stretching in quanto consente di raggiungere un profondo stato di rilassamento e di percezione corporea.- Dalle risposte degli intervistati si è potuto inoltre evidenziare una difficoltà al rilassamento da parte degli atleti, limite che ostacola il raggiungimento di adeguato livello di concentrazione (sia prima che durante la gara). Tuttavia, tra gli atleti che provengono dalla ginnastica (artistica e ritmica) e dalla danza ho potuto riscontrare una maggiore propensione e facilità al rilassamento globale (fisico — psichico): i movimenti fluidi di tali discipline sono il risultato di un giusto equilibrio tra contrazione e rilassamento, mentre in altri sport si dà maggiore importanza alla prima a discapito del secondo. - La frequenza ed il numero dei trattamenti effettuati sugli sportivi influenza positivamente il rendimento e di conseguenza il risultato sportivo degli atleti stessi. Dalle schede d’intervista si può notare che coloro che hanno avuto difficoltà nel rispondere o hanno riportato dei risultati invariati, si sono avvicinati tardi allo Shiatsu e si sono sottoposti quindi a un minor numero di sedute. Con l’aumentare del numero dei trattamenti, sono gli atleti stessi a domandare una frequenza più elevata delle sedute, soprattutto in vicinanza delle competizioni.- L’intervento immediato del trattamento Shiatsu su piccoli traumi, contratture o distorsioni permette di non interrompere l’allenamento e di non vanificare, quindi, la preparazione atletica dello sportivo (questo è dovuto al fatto che le pressioni statiche dello Shiatsu non inducono e non accentuano stati infiammatori dei tessuti).- Con lo Shiatsu l’atleta riscopre la piena espressione delle proprie risorse vitali.Nonostante questi vantaggi, lo Shiatsu presenta alcuni limiti:- Di tempo: soprattutto per gli atleti non professionisti, è difficile ritagliare uno spazio di tempo adeguato al trattamento Shiatsu durante la giornata. Il lavoro, la vita familiare, gli allenamenti diminuiscono il tempo a disposizione che l’individuo può dedicare alla propria cura psicofisica (cosa che accade più facilmente in caso di malattia o traumi).- Di luogo: perché da un trattamento Shiatsu si possa ottenere il massimo del risultato (concentrazione, rilassamento, percezione...) è necessario che venga svolto in un luogo tranquillo e lontano da eventuali distrazioni per il ricevente. Può essere svolto anche nelle palestre purché esse presentino delle sale adeguate a tal fine.- Di professionalità: affinché lo Shiatsu sia messo in pratica in modo corretto, è necessario rivolgersi ad un professionista specializzato che si sia diplomato presso una delle scuole associate alla Federazione Nazionale Shiatsu. Questo può implicare che il costo dei singoli trattamenti (parcella di un professionista) influisca negativamente sulla scelta da parte degli atleti (soprattutto quelli non professionisti), inducendoli a ridurre progressivamente sia la frequenza che il numero totale delle sedute. 
TENDENZE E CONCLUSIONI 
Lo Shiatsu sta entrando sempre di più nel linguaggio comune della gente e non sono pochi i personaggi pubblici della politica, cultura, sport e spettacolo che dichiarino di ricevere Lo Shiatsu rappresenta una forma di comunicazione fisica ma anche energetica e meditativa che fa avvicinare gli individui alle leggi di natura che governano dentro di loro le proprie forze fisiche, energetiche e mentali, predisponendoli così ad avere una loro eventuale ricerca spirituale. L’attenzione dell’operatore verso il ricevente, la durata del trattamento, l’ascolto della risposta alla pressione, la ritmicità del trattamento, la ricerca del “qui ed ora pressorio”, ma soprattutto le caratteristiche fondamentali dello Shiatsu (la pressione perpendicolare e il mantenimento dell’azione pressoria), sono tutte particolarità assolutamente uniche che rendono questa disciplina un trattamento autonomo da qualsiasi forma di sostegno manuale. Da un punto di vista sociologico, per il rapporto non verbale che si instaura tra operatore e ricevente, è una rivoluzione rispetto al tradizionale massaggio e una vera e propria novità nel campo del rapporto tra le persone. Con lo Shiatsu l’obiettivo da centrare è quello di migliorare la performance, intesa come miglioramento globale della qualità di vita realtà oggettiva che permette ad ogni individuo di esprimere al massimo le proprie potenzialità e nel caso degli atleti di poter dare il meglio di sé stessi nel momento della competizione agonistica.  

di Roberta Boni
(Laureata in Scienze Motorie ed Operatrice Shiatsu)
http://www.nonsoloshiatsu.it

BIBLIOGRAFIA 
Andreana Spinola: “Shiatsu, una grande arte per la salute”.  
Articolo di Shiatsu News — luglio ’98. 
Roberta Boni: “Appunti del I, II, III, IV, V, e VI livello di Shiatsu”. Corsi di Shiatsu della scuola “Daniele Giorcelli”.  
Douglas Gattini: “Le caratteristiche della pressione Shiatsu e la sua rispondenza alle leggi della natura”.Articolo di Shiatsu News — luglio ’96 
Fabio Zagato: “Elementi di Shiatsu”. La circolazione e l’equilibrio dell’energia vitale. (RED edizioni) 
Francesco Casaretti: “Il Tao e il piacere dello Shiatsu”. Articolo di Shiatsu News — luglio ’98. 
Franco Bottalo: “Lo Shiatsu”. Il risveglio dell’energia di guarigione.(Xenia) 
John E. Kane: “Nuovi orientamenti nella Psicodiagnosi nello Sport: problemi e prospetti”. Atti del Convegno Internazionale di Psicologia dello Sport, Roma 4-6 ottobre 1982. 
Klaus Metzner: “Shiatsu”. Favorire la circolazione dell’energia vitale. (RED edizioni) 
Leon Chaitow: “Massoterapia Neuromuscolare”. Tecnica osteopatica per il trattamento dei tessuti molli. (RED edizioni) 
Masunaga & Ohashi: “ZEN SHIATSU”. La terapia Shiatsu secondo i principi dello zen. (Mediterranee) 
Ohashi: “Le tecniche corporee di Ohashi”. Oltre lo Shiatsu con il metodo OhaShiatsu. (Il Castello) 
S. Santoni —W. Ohashi: “Olo Shiatsu”. Tecniche di manipolazione per il riequilibrio energetico dell’organismo. (Armenia) 
Saul Goodman: “Shiatsu Shin Tai”. L’evoluzione e la sintesi della tecnica tradizionale di lavoro sul corpo. (Edimons) 
Saul Goodman: “Il libro dello Shiatsu”. Guida pratica al massaggio(Macro edizioni) 
Shizuto Masunaga: “Esercizi zen per immagini”. Esercizi dei meridiani per una vita sana. (Mediterranee) 
Tadeusz Ulatowski: “La teoria dell’allenamento sportivo”.- Scuola dello Sport del CONI 
Ted J. Kaptchuk: “Medicina Cinese, fondamenti e metodo”. La tela che non ha tessitore. (RED edizioni) 
Toru Namikoshi: “Il libro completo dello Shiatsu”. La terapia completa di pressione digitale. (Mediterranee)

martedì 22 maggio 2012

Corsa e capacità di accelerazione: migliorare con le metodiche di stretching globale


Durante una partita di calcio fra professionisti il preparatore e l’allenatore attento potranno osservare, negli atleti, diversi livelli di capacità di accelerazione e di potenza del tiro.
Preso atto delle diverse morfologie e predisposizioni congenite dei vari atleti
(1) rimane da vedere come agire per migliorare, nei singoli calciatori, alcune importanti capacità motorie:
- estendibilità muscolare
- elasticità muscolare
- mobilità articolare.

Perché i muscoli dei calciatori sono contratti
In mie precedenti pubblicazioni
(2) ho già evidenziato come i calciatori si allenano e gareggiano come se un pilota procedesse con la propria auto con “il freno a mano tirato” ostinandosi ad aumentare la potenza del motore senza accorgersi di avere un freno (muscoli posteriori).
Inevitabilmente il gioco del calcio predispone l’atleta ad avere muscoli posteriori della coscia e polpacci molto contratti poiché nella sua corsa (fatta di scatti e cambi repentini di direzione) raramente si riscontra una estensione completa della gamba sulla coscia
(3).
Questo lavoro di semiflessione della gamba sulla coscia fa lavorare in modo costante il quadricipite, ma i muscoli posteriori dell’arto inferiore finiscono per avere un lavoro qualitativamente più importante. Infatti il ginocchio tende ad essere meno stabile rispetto alla posizione d’estensione.
Si ottiene, in questo modo, una diminuzione della funzione dei legamenti, compensata dal ruolo attivo dei muscoli posteriori. Il lavoro di intermittenza ha come risultato quello di valorizzare il volume dei muscoli e la loro vasomotricità, pertanto i calciatori sviluppano muscoli ischio-crurali voluminosi, robusti e corti per assicurarsi la stabilità del ginocchio
(4).

La potenza è nulla senza controllo
La logica vorrebbe che prima di procedere ad un lavoro di potenziamento della muscolatura anteriore (quadricipite) si iniziasse con un programma di allungamento globale della catena muscolare posteriore.
Le catene muscolari rappresentano circuiti in continuità di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo”
(5). In pratica se devo allungare un elastico in modo efficace devo tirare le due estremità. La catena muscolare posteriore parte dall’occipite per arrivare al tendine d’Achille. Il muscolo quindi non va considerato un’entità isolata nel nostro corpo, ma è legato ad altri muscoli in maniera inseparabile, pertanto un allungamento di una parte si ripercuote inevitabilmente sull’altra.
Lavori analitici di stretching (esempio prima per il polpaccio, poi per il quadricipite, ecc.) non fanno che mettere in evidenza (per chi possiede competenze specifiche) “compensi” da un’altra parte del corpo, senza riuscire a modificare la “qualità” del muscolo.
Alcuni preparatori sono rimasti legati ad una concezione analitica del corpo come se lo stesso fosse costituito da “mattoncini della Lego”: ogni parte indipendente dall’altra.
In anni passati la ginnastica tradizionale prevedeva esercizi “settoriali”: prima per gli arti inferiori, poi per il pettorali, dorsali ecc.
A mio avviso questa impostazione ha dei grandi limiti che si evidenziano non solo quando il calciatore riporta degli infortuni muscolari, ma anche nelle sue capacità motorie e tecniche (corsa e tiro in modo particolare).
Nel mio ultimo volume
(6) ho evidenziato come la muscolatura del calciatore si comporta in maniera globale utilizzando le catene muscolari.
Per esempio nel tiro in porta si mettono in moto le cosiddette catene crociate (deputate ai movimenti di torsione) che vengono in ogni caso sostenute ed aiutate dalle catene posteriori.
Il corpo umano utilizza tutte le sue componenti per ottimizzare il gesto tecnico esattamente come una squadra che si muove simultaneamente in funzione della tattica che ha programmato.
Pertanto non ha molto senso aumentare il trofismo dei singoli muscoli attraverso le macchine per la muscolazione (modello analitico), poiché i muscoli vengono coinvolti nel gesto tecnico in modo assolutamente diverso (modello globale) da come vengono potenziati.

Calciare bene la palla
Nel lancio del giavellotto l’allenatore chiede costantemente all’atleta di portare il più possibile dietro il braccio per ottimizzare la potenza del lancio.
Come ricordava Bosco
(7) nell’atleta che calcia bene la palla vediamo che l’ultimo passo è quello più lungo nella rincorsa. Infatti la gamba calciante viene portata dietro in modo evidente, mentre nella fase finale del tiro la gamba viene portata avanti con un ottimo slancio e deve rimanere tesa.
Se durante il tiro riscontriamo frequentemente nei calciatori una semiflessione della gamba sulla coscia (o un semipiegamento della gamba d’appoggio) questo denota non solo una rigidità dei muscoli ischio-crurali, ma di tutta la catena posteriore (mettere una vostra foto di un atleta che calcia).

Togliere “il freno” e mettere il “turbo”
Come dicevo in precedenza se voglio allungare efficacemente un elastico devo tirare alle 2 estremità. Nel corpo le due estremità sono l’occipite e i piedi. Pertanto un lavoro a squadra (vedi foto) garantisce un allungamento più efficace poiché globale.
Questo “messa in tensione globale” non ha nulla a che vedere con lo stretching i cui limiti sono ben evidenziati in letteratura scientifica
(8).
La Ginnastica Posturale Globale prevede anche posture che vengono mantenute per 30 minuti, quindi anche i tempi e l’intensità del lavoro sono sostanzialmente diversi.
Una sola seduta a settimana garantisce una progressione didattica efficace.
Ovviamente vista l’intensità del lavoro bisogna adottare una tecnica rigorosa che si adegui all’esigenza del singolo atleta rispettandone le rigidità, ma anche la risposta (concetto di feed-back).
È il metodo che si adatta alla persona e non viceversa.

Non si tratta solo di prevenzione degli infortuni ma aumentare la potenza.
La scuola francese (Mézières, Souchard, Metodo delle 3 squadre ecc) nasce in contesti rieducativi, tuttavia in questi 18 anni di lavoro di ginnastica posturale globale ho sperimentato come queste tecniche possano incidere positivamente su atleti professionisti, ma anche del settore giovanile.
Ho voluto provocatoriamente scrivere che è necessario “togliere il freno a mano” poiché nessun meccanico aumenterebbe la potenza del motore senza calcolare le resistenze e la capacità di controllo dello stesso.
Gli infortuni muscolari e il top della prestazione (dal punto di vista fisico) sono a mio avviso da evidenziarsi sulla stessa scala.
Lo zero corrisponde ad infortunio muscolare mentre il massimo rappresenta il top della condizione.
Il calciatore che durante una gara riporta una distrazione o uno stiramento ai muscoli (senza contrasto con l’avversario) mentre compie uno scatto o un cambio di direzione, si colloca nella scala più bassa.
Tuttavia gli atleti che non hanno mai subito infortuni muscolari non necessariamente sono al top della condizione. La stragrande maggioranza (come evidenziano test di elasticità muscolare) si colloca a metà della scala.
L’impossibilità di aumentare la capacità di accelerazione e del tiro in porta risiede, a mio avviso, nei limiti dell’allenamento che predilige la contrazione concentrica (lavoro in accorciamento) a scapito della “messa in tensione globale” (lavoro eccentrico della muscolatura).
Nessun allenatore manderebbe in campo un calciatore in evidente soprappeso, tuttavia si continua a far giocare atleti con un elevato grado di rigidità muscolare (stiffness) che non solo sono a rischio di infortunio, ma non sono preparati per ottenere la massima capacità di accelerazione e forza esplosiva.
La capacità di accelerazione si collega alla capacità di calciare bene la palla e non sembra necessitare di muscoli particolarmente “sviluppati”, in ogni caso delle retrazioni e/o degli accorciamenti muscolari rappresentano dei limiti della capacità di corsa in accelerazione.

Conclusioni
Allenatori professionisti e preparatori continuano a ripetermi che bisogna cambiare la mentalità dei calciatori ed aumentare i tempi di allenamento (vedi doppia seduta giornaliera).
Credo tuttavia che questa inversione di tendenza debba partire inizialmente dalla società (in quanto i calciatori professionisti rappresentano un patrimonio) e dallo staff tecnico e medico.
Esame obiettivo e test di valutazione delle rigidità muscolari consentono di evidenziare già dal pre-campionato i calciatori con elevati gradi di stiffness.
In realtà i muscoli posteriori non vanno considerati sempre e solo un freno. Nell’azione di tiro in porta il quadricipite (o meglio la catena anteriore) rappresenta “l’agonista” mentre i muscoli posteriori (o meglio la catena posteriore) rappresentano gli “antagonisti”.
“L’antagonista” quando è troppo contratto (rigido o retratto) rappresenta un limite, ma è solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio
(9).
Dopo un lavoro di “messa in tensione globale” si ottiene un deciso allungamento (in termini di lunghezza del muscolo) in questo modo i muscoli posteriori non rappresentano più un freno (non sono veri e propri antagonisti) ma intervengono positivamente nel controllo del movimento e in tutta l’azione motoria.
Un lavoro mirato e specifico di Ginnastica Posturale Globale (per piccoli gruppi omogenei) contribuisce in modo determinante a migliorare la performance del calciatore.



di Carlo Guidi Fabbri 
(Docente di Educazione Fisica, Chinesiologo ed Allenatore Giovani Calciatori)


Fonte: rivista l'allenatore



Note
1 Buzzi A.M.-Guidi Fabbri C. Le metodologie posturali in funzione educativa e rieducativa. Armando editore Roma 1996.
2 Guidi Fabbri C. Le metodologie posturali nella preparazione fisica del calciatore. Ed. Calzetti-Mariucci. Perugia 2005.
3 Guidi Fabbri C. Metodologie posturali nella preparazione fisica del calciatore. Notiziario Settore Tecnico F.I.G.C. N. 3 Anno 2006.
4 Busquet L. Le catene muscolari vol. 1 Ed. Marrapese Roma 1991.
5 Busquet L. Le catene… op. cit.
6 Guidi Fabbri C. Le metodologie… op. cit.
7 Bosco C. Aspetti fisiologici della preparazione fisica del calciatore, SSS Roma 1995.
8 Herbert R.-Gabriel M. Effects of stretching before and after exercising on muscle soreness and risk of injury: systematic review, British Medical Journal, 2002-325,468-470.
9 Guidi Fabbri C. Infortuni muscolari: la punta dell’iceberg. L’allenatore A.I.A.C. Nov-Dic. 2006

martedì 8 maggio 2012

Scoliosi o postura sbagliata?


Si parla tanto di scoliosi nei bambini e nei ragazzi, spesso impropriamente, definendo scoliosi qualunque incurvamento della colonna vertebrale. Invece la scoliosi vera e propria è una deformità che ha caratteristiche ben precise e che, riconosciuta e curata tempestivamente, ha ottime possibilità di non creare problemi in età adulta.

Affrontiamo l’argomento con il dott. Stefano Negrini, medico fisiatra di Isico, l’Istituto Scientifico Italiano Colonna vertebrale di Milano.Che cos’è la scoliosi. La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale, associata a una torsione delle vertebre. Interessa in media il 2-3% della popolazione, con una prevalenza delle femmine rispetto ai maschi (7 su 10).

Le cause. 

“Nell’85% dei casi la scoliosi è idiopatica, cioè non se ne conoscono con precisione le cause” spiega il dott. Negrini. “Probabilmente si tratta di una malattia genetica multifattoriale, che deforma la colonna vertebrale in modo progressivo. Si è visto però che c’è una predisposizione familiare, per cui se già la mamma o la nonna ne hanno sofferto, il bambino ha maggiori probabilità di esserne colpito. Non è vero invece che la scoliosi sia determinata dalle posture scorrette o dal peso eccessivo degli zaini che i bambini portano ogni giorno a scuola, che possono semmai causare a lungo andare dolori alla schiena”. Nelle altre forme meno frequenti, dette secondarie, la scoliosi può dipendere da patologie neurologiche, congenite, metaboliche.

Quando si manifesta. 
Durante la crescita, in particolare tra i 10 e i 13 anni, età caratterizzata da una rapida crescita della struttura ossea.

Come ci si accorge se c’è. 
Basta fare un semplice test, detto “Adams test”: si fa piegare il ragazzo in avanti a gambe tese; se c’è scoliosi, un lato della schiena appare più alto rispetto all’altro. In tal caso occorre informare il pediatra, che indirizzerà verso lo specialista di scoliosi (fisiatra od ortopedico). Per la conferma della diagnosi lo specialista prescriverà una radiografia della colonna in piedi.Non confondere la scoliosi con l’atteggiamento scoliotico. La scoliosi è una patologia vera e propria, che non ha nulla a che vedere con i cosiddetti “atteggiamenti scoliotici”, che sono dei vizi di portamento, che fanno assumere ai bambini posture che incurvano la colonna vertebrale” precisa il fisiatra. “Si tratta di atteggiamenti viziati dovuti principalmente a mancanza di attività fisica ed a posizioni scorrette mantenute a lungo, ma non corrispondono ad una effettiva deformazione della colonna vertebrale. Distinguere l’atteggiamento scoliotico dalla scoliosi vera e propria è semplice, perché facendo il test di Adams non si rileva alcuna curvatura”.Importante una diagnosi precoce. La scoliosi è una patologia ad evoluzione piuttosto rapida, soprattutto durante la pubertà. Più presto si riconosce, più presto si possono cominciare i trattamenti; se si aspetta troppo si rischia di trovarsi di fronte ad una scoliosi più grave che richiede trattamenti più lunghi e severi. Se invece si interviene subito, quasi sempre si riesce a frenarne l’evoluzione ed a volte a migliorare la deformità della colonna, sempre con ottimi risultati anche dal punto di vista estetico.

A chi rivolgersi. 
Innanzitutto al pediatra, che indirizzerà verso un fisiatra o un ortopedico specializzato in scoliosi. E’ molto importante infatti rivolgersi a professionisti esperti del problema, che sapranno consigliare tempestivamente le terapie più indicate in base all’entità della scoliosi.

Come si cura. 
La terapia va per gradini, in base alla gravità dell’alterazione della colonna. Nei casi molto lievi, la situazione viene semplicemente monitorata attraverso visite periodiche, perché non è destinata a creare problemi in età adulta: l’importante è che non peggiori. Se si rileva un peggioramento o la scoliosi è già più importante alla prima scoperta, vengono insegnati degli esercizi specifici, da ripetere con costanza due-tre volte alla settimana. Questi sono in grado di rallentare l’evoluzione ed hanno lo scopo di evitare un corsetto.Nei casi più seri, in cui è necessario bloccare assolutamente la patologia e possibilmente migliorare, è necessario mettere il corsetto, che ad oggi è la terapia più efficace per curare la scoliosi. Ce ne sono diversi tipi, da indossare dalle 18 alle 24 ore al giorno. Normalmente il corsetto è basso, ascellare, quindi si riesce a nascondere bene sotto i vestiti (e questo lo rende molto più accettabile da un punto di vista psiclogico). “Con un corsetto ben fatto il ragazzo può (e deve) condurre una vita del tutto simile a quella dei suoi coetanei” precisa il dott. Negrini, “così come può fare ginnastica a scuola o praticare sport. L’attività fisica anzi è assolutamente consigliabile perché migliora l’efficacia del corsetto”. Quasi mai si rende necessario il corsetto con il collare.Sempre meno usato invece il gesso, che recentemente è stato sostituito da un nuovo tipo di corsetto, sicuramente meno impegnativo da portare.Solo nei rari casi in cui la terapia non sortisce gli effetti sperati o se la scoliosi viene scoperta con molto ritardo e non è più possibile arrestarne l’evoluzione, è necessario ricorrere al bisturi.

Attenzione alla psiche.
Quando si deve sottoporre il ragazzo ad una terapia lunga ed impegnativa come quella per la scoliosi, è importante non trascurare neanche gli aspetti psicologici, tenendo conto che si tratta di un’età in cui ci si confronta con i coetanei ed è facile sentirsi diversi, soprattutto se costretti ad indossare un corsetto per tutto il giorno. Ecco perché è importante un counseling di tipo psicologico (normalmente effettuato dagli esperti che curano la scoliosi e solo in rarissimi casi da psicologi), non solo con il ragazzo ma anche con i genitori, affinché aiutino il figlio ad affrontare il problema nel modo giusto.

Autore: Angela Bisceglia www.nostrofiglio.it