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domenica 26 giugno 2011

POSTURA, DIAFRAMMA E CERVICALGIE

Il termine postura in questi ultimi tempi è diventata una parola di uso comune; essa indica un modo di essere e di vivere, un atteggiamento, un modo di stare in piedi, di camminare, di respirare.
E’ il frutto di un insieme di esperienze, traumi, dolori, ipocinesie, ipercinesie, tensioni, stress, che si è andato strutturando ed adattando giorno dopo giorno fino a farci assumere l’aspetto che abbiamo oggi.
Per questo ciascuno di noi ha una propria postura specifica, perché essa è il risultato del nostro vissuto e di tutte le nostre esperienze… …“la vita forma e deforma il corpo”.
In questo lungo processo, grande attore protagonista è il diaframma, muscolo principale della respirazione, situato fra torace e addome, a forma di grande cupola asimmetrica. Essendo costituito da tessuto muscolare, esso è soggetto alle stesse leggi di qualsiasi altro muscolo. Nel corso del tempo, cioè, a causa di stress, tensioni prolungate, un’attività fisica inadeguata, ansie ed angosce, anche il diaframma diventa “retratto”. E può quindi diventare responsabile di algie.

Ma come può avvenire ciò?
La spiegazione sta nel fatto che ogni muscolo è capace, nelle sue funzioni quotidiane, unicamente di contrarsi e decontrarsi. Cioè non è assolutamente in grado di “riallungarsi”, di riportarsi in modo autonomo nella posizione originale, se non per mezzo del muscolo antagonista. Ciascuno di noi ha avuto modo di osservare, e magari sperimentare, come un qualsiasi muscolo venga progressivamente limitato nelle sue funzioni e nella possibilità di movimento, nel caso in cui si trovi costretto a rimane per troppo tempo fissato in una posizione (come ad es. un braccio ingessato o una parte del corpo immobilizzata per una frattura). Questo accade perché i sarcomeri, unità che permettono la contrazione dei muscoli, rimangono “imprigionati”, “cementati” dal tessuto connettivo che avvolge il muscolo.
Quando un muscolo è rimasto troppo a lungo contratto, passa alla condizione fissa di “retratto”, cioè definitivamente accorciato, per cui non riuscirà più a “riallungarsi” per mezzo del muscolo antagonista, ma solo ed unicamente con particolari tecniche di “allungamento muscolare globale decompensato”. Inoltre, poiché ogni muscolo scavalca almeno un’articolazione, se diventa “retratto” svilupperà inevitabilmente azioni di compressione su quell’articolazione.
In aggiunta, per effetto delle “catene muscolari”, ogni singolo muscolo retratto andrà ad agire anche su articolazioni non direttamente a lui connesse, senza che si colga un’apparente relazione.
Per catene muscolari si intendono quei muscoli che, per il modo in cui interagiscono l’uno sull’altro (prima che un muscolo termini con il suo punto di inserzione, ne parte un altro con il suo punto di origine e così via), trasmettono la loro azione meccanica non solo nel punto di elezione, ma anche sull’intera struttura scheletrica. A questa legge non sfugge neppure il diaframma; se le sue fibre sono diventate retratte, significa che i suoi estremi si sono dovuti ravvicinare, così che ne risulterà inevitabilmente anche una modificazione delle sue funzioni. La cupola si ritroverà più bassa e tesa rispetto alla posizione ideale e la sua capacità ventilatoria verrà inevitabilmente modificata; quindi la sua funzione risulterà compromessa.
L’effetto di tale compromissione agirà su più livelli: esaminiamoli.
Un diaframma teso e retratto, oltre al fatto primario di perdere una parte della sua “corsa”, comprimerà costantemente lo stomaco, andando a disturbare le sue funzioni. Un punto limite per tale disturbo potrebbe essere l’ernia jatale.
Inoltre un diaframma retratto creerà compressioni su tutto l’apparato digerente, disturbandone le funzioni, infatti comprimendo l’addome, si creano congestioni, che determinano spesso difficoltà al circolo venoso nella sua risalita dagli arti inferiori. Anche il sistema linfatico ne risentirà negativamente, mancando di quella compressione e depressione sulla cisterna di Piquè.
Il diaframma, essendo intimamente connesso al cuore attraverso il legamento frenopericardico, quando è teso traziona tale legamento più in basso del dovuto, creando sgradevoli sensazioni nella zona cardiaca (disagi e dolori).
La colonna verrà disturbata perché il diaframma si inserisce su di essa attraverso i suoi potenti pilastri nella zona lombare; per questo motivo, ad es., alcune persone rimangono con la schiena bloccata durante uno starnuto. Se il diaframma agisce scorrettamente, col tempo il torace stesso potrà deformarsi.
Ma una scarsa funzione del diaframma, che significa in primo luogo scarsa respirazione, obbligherà i muscoli respiratori accessori del collo e delle spalle ad agire al posto del diaframma stesso. Questo continuo sovraccarico di lavoro e di tensione per i muscoli accessori, che in realtà è previsto solo in particolari casi (corsa, sforzo fisico, etc.), provocherà inevitabilmente la compressione e lo schiacciamento di tutto il tratto cervicale, che tali muscoli, appunto, scavalcano. E se le cervicali vengono deformate, si scateneranno seri problemi alle spalle ed al collo: cervicalgie, artrosi, protrusioni, cervicobrachialgie, spalle dolorose, etc.
Risulta con evidenza, quindi, come una corretta respirazione sia davvero fondamentale per godere di buona salute.
Tuttavia non è sufficiente ripetere alle persone le solite frasi fatte: respirate a fondo, usate il diaframma, etc. Bisogna far conoscere dettagliatamente il funzionamento del diaframma e come va allenato, come si possono ripristinare le funzioni che ha perduto.
Quando ci si trova di fronte ad un diaframma alterato bisogna trattarlo in modo particolare, ricorrendo, se necessario, a manovre specifiche, che devono venir eseguite in postura corretta con il metodo dell’”allungamento muscolare globale decompensato”.
Attraverso questo metodo, che si avvale dell’utilizzo di specifici attrezzi, si va a scoprire quali sono i muscoli principalmente retratti e si procede ad allungarli senza creare compensi o disagi in altre parti del corpo. Infatti, è cosa risaputa che quando si cerca di allungare un muscolo in una parte del corpo, per effetto delle catene muscolari tutte collegate tra loro, si provoca inevitabilmente l’accorciamento di altri muscoli situati in altre parti del corpo.
Per questo motivo una terapia, se non è corretta o adeguata, a volte può semplicemente “spostare” il problema da una parte ad un’altra del corpo, senza risolverlo.

Prof. Daniele Raggi, Posturologo, Mézièrista, Chinesiterapista.
Docente Master in Posturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia (Dipartimento di Medicina
Sperimentale e Patologie), Università “La Sapienza” di Roma.

giovedì 23 giugno 2011

I piedi visti in un ottica posturale

1.Introduzione
Il lavoro del preparatore fisico è stato da sempre organizzato in maniera rigida, all’interno di un processo di allenamento e rigenerazione diviso in settori di pertinenza specialistica.
La postura, è un’ulteriore materia di studio a disposizione del preparatore che intende incidere realmente sul processo di allenamento. Lo studio delle anomalie del sistema corporeo dell’atleta, è stato fino ad oggi appannaggio del settore medico, il preparatore si è interessato solo marginalmente alle problematiche strutturali dei propri atleti, lasciando quest’onere ai medici, e ai terapisti. Queste figure, sono deputate al mantenimento della salute dell’atleta, e non allo sviluppo della prestazione.
La conoscenza, profonda, da parte del preparatore delle problematiche muscolo scheletriche dei soggetti da allenare, può permettere una migliore programmazione delle esercitazioni ed una concreta specificità nella scelta dell’esercizio allenante. Lasciando ai medici il già difficile compito di garanti della salute.
I piedi sono una delle entrate principali del sistema posturale, dai piedi il Sistema Nervoso Centrale, SNC, riceve una grande quantità di informazioni, che, elaborate in tempo reale e combinate con le informazioni provenienti dalle altre entrate, sono usate nella scelta delle strategie posturali.

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martedì 14 giugno 2011

OCCLUSIONE - POSTURA & ATTIVITA’ SPORTIVA

In un’ottica attuale e proiettata nel futuro immediato, per quanto concerne gli aspetti morfologici e funzionali del sistema cervico-cranio-mandibolare, risulta fondamentale riconoscere il più ampio significato, nella sua essenza biomeccanica, della fisiologia e fisiopatologia del cosiddetto organo della masticazione.
Il sistema cranio-mandibolare, connesso attraverso i condili occipitali alla colonna vertebrale, fa parte essenzialmente della CATENA POSTURALE CORPOREA ed ha quindi, quale presupposto morfo-funzionale, il mantenimento del corretto atteggiamento posturale statico dinamico in correlazione con atre unità (cingolo scapolo, cingolo pelvico, organi sensoriali, ecc.). In altri termini il sistema cefalico va interpretato fondamentalmente come componente della postura di natura biomeccanica le cui funzioni e le disfunzioni si estrinsecano attraverso carichi vettoriali che originano dall’appoggio occlusale e si sviluppano attraverso il dente, il legamento paradontale, le basi ossee, le articolazioni temporo-mandibolari e sono costantemente modulati dalla componente neuro-motoria in virtù delle afferenze recettoriali - specie quelle di partenza propriocettiva paradontale, sensoriale, ecc - che giungono a livello del sistema nervoso centrale.
L’occlusione, quindi, rappresenta una entità strutturale e funzionale con una valenza intrinseca, in senso fisiologico e fisiopatologico, di enorme respiro specie in ambito di particolari condizioni di lavoro e superlavoro - attività atletico-sportiva - ad essa vanno riferiti gran parte degli aspetti patologici ed infortunistici - lesioni muscolo-tendinee, articolari ecc.- non sempre compresi e chiariti.
L’appoggio occlusale rappresenta un atteggiamento corporeo pressoché continuo e molto spesso stressante per il sistema muscolo-scheletrico cranio-mandibolo-vertebrale, sia nella sua realizzazione fisiologico-funzionale che nella sua espressione parafunzionale, “viziata “ di cattiva postura.
Lo squilibrio occlusale significa squilibrio corporeo, e nel soggetto con problematiche occlusali c’è una continua ricerca riflessa di un compenso posturale. Il corpo cerca in ogni modo di arginare questo squilibrio muscolo-scheletrico, con degli accomodamenti atipici da cui derivano delle sindrome “discendente” lungo la catena posturale che si trasmettano fino a i piedi; le stesse che poi diventano “ascendenti” di ritorno dalle basi di appoggio in su, verso la regione cranica. L’organismo per diminuire l’affaticamento muscolare cerca di raggiungere un compromesso muscolare, con evidente minor rendimento nel gesto atletico e aumento delle probabilità di lesioni.
Ciò significa che se l’appoggio occlusale risulta squilibrato ed instabile, la funzione può rendersi patogena attraverso lo sviluppo vettoriale che non segue le vie biomeccaniche corrette, in seno alle varie componenti del sistema posturale (dente, legamento paradontale, osso articolazione temporo mandibolare, catene muscolari).
In conclusione l’apparato masticatorio è, in realtà, una componente fondamentale della postura corporea ed è in questo senso che va interpretata nella funzione e nella disfunzione. La masticazione come la fonesi e la respirazione sono solo aspetti parziali dal significato dell’apparato cranio-mandibolare. La bocca serve soprattutto ad appoggiare in modo statico e stabile un certo carico posturale nella successione temporale degli atteggiamenti corporei nello spazio, specie ad esempio, nell’azione muscolare, isometrica o isotonica, finalizzata ad un gesto atletico.

La postura statica e/o dinamica rappresenta un elemento basilare dell’atteggiamento corporeo nello spazio ed il sistema cranio-mandibolare vi partecipa in ruolo di fondamentale importanza.Postura “statica e dinamica” intesa come elemento portante della posturologia, branca medica di nuovo interpretazione ed interesse, una scienza in grado di misurare i parametri corporei con valutazioni sofisticate come l’esame baropodrometrico, quello pustorometrico, la kiniesografia e l’elettromiografia che delineano in maniera precisa e senza errori gli eventuali scompensi del piano occlusale, dando le esatte indicazioni sulla impostazione di una perfetta terapia correttiva-posturale, il tutto valutato in un concetto olistico non a comparto stagno, ma in contezza sinergica di tutte le parti organiche. L’ottica di indagine inizia con l’analisi della parte cefalica, cioè del sistema cranio-mandibolo-vertebrale con particolare riguardo all’occlusione dentale, all’articolazione temporo mandibilare, alla connessione morfologica e funzionale di queste strutture con il tratto di colonna adiacente e cioè la colonna cervicale e così via attraverso i vari distretti corporei muscolo scheletrici fino ad arrivare per l’appunto all’appoggio podalico.

Lo studio delle correlazioni cranio mandibolo posturali sull’efficienza muscolare nell’attività sportiva, in particolare nel body-building e nel power-lifting può dare sicure indicazioni per migliorare la preparazione tecnica e quindi ottenere risultati ancor più soddisfacenti nei confronti degli atleti che praticano queste discipline.
La “postura corporea” assume un’importanza vitale nell’assetto ed equilibrio dell’atleta, sia a riposo che durante gli intensi work-out.
Il corretto appoggio occlusale permette l’armonia posturale che in sintonia con un lavoro neuro muscolare equilibrato e mirato permettono per la massimalizzazione del gesto atletico.
Semplicisticamente ci muoveremo con una serie di esempi per capire l’importanza che negli esercizi specifici assumono i piani occlusale e podalico.
Notoriamente quando effettuiamo gli esercizi in palestra, in ordine a qualsiasi sforzo, l’articolazione cranio-mandibolare assume una primaria rilevanza. La corretta occlusione, la chiusura “mandibola-mascella, il serrare i denti diventa determinate al fine di incrementare il paramento forza e di stabilizzare la postura. Questo ci porta a postulare, con un semplice test di kinesilogia, che qualsiasi esercizio eseguito con una corretta occlusione, aumenta il reclutamento in toto delle fibre muscolari e di conseguenza della forza applicata all’esercizio stesso. A titolo esemplificativo citiamo l’esercizio di curl-bicipiti utilizzando il bilanciere. L’esecuzione con la cosiddetta bocca aperta - distacco del piano occlusale - consente il coinvolgimento di n. fibre con un impiego del fattore forza equivalente ad x.Lo stesso gesto atletico effettuato con un perfetto piano occlusale, quindi bocca chiusa e denti serrati, dà una qualificazione maggiore al reclutamento motorio, imprimendo alla suddetta esecuzione una forza sicuramente maggiore di x.
Nell’esercizio di stacco il piano occlusale in asse con quello podalico rappresenta la stabilità corporea al 50% rispetto a quello podalico che equililibra la posizione e tiene per forza di cose il carico in alzata. Nel leg extension, per mancanza di un piano d’appoggio plantare, la base podalica è nulla; l’unico contatto con l’attrezzo è rappresentato dal bacino e quindi l’unico appoggio stabile a livello delle catene cinetiche è l’occlusione temporo-cranio-mandibolare che assurge a rilevanza fondamentale. Nell’esercizio di squat la base podalica è il cardine delle forze vettoriali - dall’alto in basso e viceversa - che vengono ancor più stabilizzate da una corretta occlusione cranio mandibolare. In tal modo l’atleta attua un lavoro muscolare preciso definito ed economico, ottimizzando la resa e quindi la performance. Nel bench-press la spinta determinante inizia dall’appoggio podalico e le catene cinetiche da cui dipende il gesto atletico godono del perfetto piano occlusale che attua un lavoro muscolare ben delineato migliorando la resa atletica.
La correzione posturale attuata mediante l’utilizzo degli apparecchi ortotici - genericamente chiamate placche di svincolo o byte - da posizionare in bocca prima del gesto atletico al fine di migliorare i piani d’appoggio e l’equilibrio dinamico dell’atleta, permette la totale risoluzione delle problematiche inerenti la male occlusione con evidenti miglioramenti già riscontrati con successo su atleti i cui protocolli di studio hanno evidenziato, un aumento del parametro forza, quantificato in un range dal 10 al 15%, la scomparsa di tutte le sintomatologie correlate alle tensioni ed ai disturbi muscolo-scheletrico posturali.

GRUPPO di STUDIO di ORTOPEDIA CRANIO-MANDIBOLO-VERTEBRALE
Diagnosi terapie delle syndromi algico-disfunzionali e delle patologie occluso-posturali - Istituto MAGNUS